Racconti: la caramella di menta
18 Settembre 2019Questo è un ricordo banale, minimo. Un ricordo è come una foto che si è fatta gialla, quando la rivedi diventi pallido, guardante, assente e ti fai rapire.
E’ il ricordo di una caramella di menta. Era trasparente, un parallelepipedo quasi perfetto, avvolta da carta anch’essa trasparente, arrotolata alle estreme a far fiocco di chelophane. Pura che pareva d’acqua e saporitissima. M ne innamorai per via del dono che di lei mi faceva nonno.
Ne aveva sempre un pò, una manciata, in tasca, sempre, non saltava una volta e questa costanza mi testimoniava che ci teneva a me. Le caramelle stavano nella tasca della giacca, talvolta, c’era nella stessa tasca qualche filo di tabacco. Il tabacco è marrone intenso, profumatissimo e si insinuava nell’involucro della caramella, un aroma abusivo. Era la caramella che faceva la differenza, credo che nonno volesse, con quelle caramelle, fare concorrenza a mia nonna che invece si premuniva di non lasciarmi mai senza gassosa. Una gara silente, insignificante, tra due persone che erano, a loro modo, oltre modo.
La caramella faceva rumore quando era spogliata dell’ingenua protezione. Poi, in bocca, esplodeva un sapore forte, fortissimo, pieno. La caramella era la storia del suo donante nel sapore. Io la caramella la masticavo per avere uno choc di sapore, altri la succhiavano per continuare il sapore. Ma a me serviva sentire quella invasione che poi respiravi e faceva fredda l’aria, come se diventavi frigorifero e ghiaccio.
La caramella di nonno è stata per tanto tempo un segno. Forse, ora che ci penso, per troppo poco tempo, ma non chiedo mai di piu’ di quel che mi è dato e non credo che devi guardare quel che manca, ma sentire quel che c’è, quel che c’è stato, quel che romane. La caramella spezzata faceva il rumore del ghiaccio che si rompe.
Poi quel sapore di menta l’ho sentito in certi campi, in certi occhi, in certi sogni senza nostalgia. La caramella saprei dove trovarla, i fili di tabacco non li ho piu’ trovati. Ma li ricordo. Se mi avessero chiesto allora cosa c’era di piu’ buono al mondo, avrei risposto quella caramella. Sarà per questo che quando grandi cuochi, grandi piatti, grandi e lunghi elenchi di perfezione per il palato mi vengono proposti da facce interrogative io penso alla banalità della mia caramella che così buona neanche il Papa l’ha mangiata, era solo mia.


