Il ricordo di nonno Graziano e la Littoria amara
25 Settembre 2019Il ricordo dei nonni in questa terra non è facile, sarebbe virtù di una Littoria che oggi in troppi onorano ignorando.
Io vi racconto la storia, che non ci sarà mai nei libri di Storia, di mio nonno, un cispadanone di poco più di 30 anni, venuto qui per… fame che, se mangiava a casa sua, non lasciava certo Piazzola sul Brenta per questo posto che era straniero, infido, incomprensibile.
Si chiamava, già si è sempre chiamato al passato, perché a lui il presente è durato poco, Graziano Bergamin.
Sposo, forse felice, di Gilda Pagin, una femmina fatta a forma di femmina che avrebbe detto Tina Pica “una colonna”.
Poco più di 30 anni e già cinque figlie, che il maschio non veniva, tutte femmine.
Una, la prima, nata nel 1932, Maria, la stessa data di questo posto fatto città. Poi a seguire le altre, mia madre si chiamava Bruna e della madre aveva la medesima idea di “colonna”, ma più aggraziata un poco da diva da film americano. Poi Adriana e Franca
L’ultima era Rita, pochi mesi in quel 1944 che…
Già, i festaioli di Littoria, dimenticano sempre il 1944. Perché è vero che nel 1932 l’uomo della provvidenza (Dio lo tenga per se e non ne mandi un altro) fece 4 edifici pubblici ma è anche vero che nel ’44 la sua guerra “uccise” quelle case e anche nonno Graziano, che era andato col carretto a Piazza Quadrato a Littoria, non morì di meno. Una bomba lo prese in pieno.
Oggi, nella piazza dove è morto lui, ci mettono le corone per ricordare la bonifica lì, ma nessuno ricorda la morte di un poro Cristo, che ha una storia, ma è ignorato dalle Storia in altro impicciata.
Era partito di mattina, per affari suoi, non è tornato. Nonna Gilda non ha avuto mai il conforto di piangerlo perché non lo hanno più trovato, si è perso nella “nebbia” della guerra.
La sua anima forse sta ancora a Piazza del Quadrato, ma al suo corpo neanche un fiore gli è toccato. Mio cugina, la prima, si chiama Graziana, è l’unico ricordo di lui.
Non so dirvi se fosse buono o cattivo, bello o brutto, non so dirvi se avrebbe fatto del suo podere un giardino. Vi dico che era un contadino che è morto per un atroce destino in una città che non c’era, per una provvidenza assassina.
5 ragazze ed una mamma, poco più di una bambina, rimasero sole. Mi direte, ma gli avevano dato la terra, dato una casa, è vero ma sono state pagate a prezzo caro, quello di una vita. Prezzo salato e non è stato solo a pagare questo dazio.
La Maremma è amara, questo posto è da bestemmia, sarà per questo che amo Latina e Dio stramaledica il resto.
Ciao nonno, non te l’ho potuto mai dire, ma credo che ci saremmo capiti correndo lungo il canale e forse mi avresti insegnato a nuotare, mi avresti raccontato del tuo partire e dei sogni che hai dovuto abortire.
Mio nonno si chiamava Graziano Bergamin, un cispadanone grosso, di cui non ho mai avuto la mano.
Sia maledetta la vostra guerra, siamo maledetti i vostri incubi e Dio non dia perdono a chi ha ucciso i tanti ragazzi dall’Africa alla Russia, dai Balcani alla Francia e anche quelli morti qui.
Ciao nonno, io ti ricordo e tu non puoi perché non ci siamo incrociati e tu sei il ricordo che mi manca.


