La baraccopoli indiana di Via Isonzo
26 Settembre 2019Metti un terreno incolto, metti la possibilità di nasconderci un segreto ed ecco scene da “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola, ma qui non è questione di buoni o cattivi ma di decoro urbano. La scena del “film” è a Latina in via Isonzo al civico 142 (tra l’altro lì abita anche il sindaco Damiano Coletta), nel “segreto” dell’erba alta c’è un microvillaggio che ospita una comunità di indiani, sono sei o sette. Il tutto nella “consapevolezza indifferente” di tutti, a partire dal Comune. Ciascuno ha una scusa per rimandare ad un altro, il terreno è privato e si rimanda alla proprietà, il Comune alla sanità, sta di fatto che nessuno fa nulla.
Primo problema: la dignità delle persone che sono accampate lì
Secondo problema: la sicurezza per i residenti
Terzo problema: i rischi sanitari
Quarto problema: il rischio che la città nella sua area appena fuori dalle zone urbanizzate diventi come la Roma degli anni ’60, quella del film di Scola, con le baraccopoli o come San Paolo del Brasile. Naturalmente l’argomento è troppo basso per farlo diventare “argomento” di confronto.
I residenti? Segnalano, ma pare che il segnalare abbia il medesimo effetto di una lettera messa in bottiglia e inviata al mare.
Tristezze metropolitana, di una amministrazione che si dice accogliente, ma troppo spesso è indifferente


