Il suicidio e la solitudine sua mandante, una risata vi seppellirà

Il suicidio e la solitudine sua mandante, una risata vi seppellirà

11 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

le chiamano onde suicide, quelle fasi del tempo in cui, pare, in tanti decidono di finirla qui. Per tante ragioni, per tante cose comprensibili per una soluzione che fino a qualche breve tempo fa avrei considerato non considerabile, ora sono ascoltante. Un finanziere stamani a Gaeta pare si sia sparato, pare. Non entro in questo merito, ma entro dentro le storie di chi si perde, si perde in questa vita e altro fa. Siamo tremendamente e tremolantemente soli, in preda a disperazioni che quando arrivano cci sembrano montagne, poi quando passano non ne abbiamo quasi ricordi, ma dentro… Entro in un bar c’è gente che conosco, faccio rumore e saluto tutti, il mondo davanti alla follia di salutare, di giocare, di scherzare rimane interdetto per l’idea maledetta che dobbiamo esser “seri”

Un bambino che reagisca alla solennità con la voglia di ridere non sopravviverà in una comunità religiosa. Apollonio di Tiana smascherò d’un colpo un siffatto giovane come posseduto dal demonio; fortunatamente lo spirito cattivo abbandonò subito il giovane atterrito… Abati medievali combattevano il diavolo a veri e propri colpi di bastone, e del resto sino in epoca moderna invalse l’uso della “frusta del diavolo”

Sono parole di Walter Burket. La serietà religiosa con i suoi riti ha pervaso la società economica con i suoi denari e non ride alcuno, e l’ironia è bandita il ricordo che uomini fatti sono stati bambini, che hanno giocato e imparato ridendo a capire questo mondo.

Una risata vi seppellirà, gridavano, scrivevamo sui miri nel ’77 in quel movimento libertario e anarchico che cercava l’uomo oltre l’alienazione capitalistica e l’orrore dei paradisi realizzati. Volevamo l’uomo nelle sue fragilità, hanno vinto gli eroi nel loro egoismo.

Ed oggi? Siamo soli, non siamo più noi ma ciascuno è solo davanti alla sua paura

No, niente rimpianti
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare
Come dei gabbiani ipotetici
E ora?
Anche ora ci si come sente in due
Da una parte l’uomo inserito
Che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
E dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo
Perché ormai il sogno si è rattrappito
Due miserie in un corpo solo
Giorgio Gaber, qualcuno era comunista
Nella foto, l’inferno di Dante – Pier delle vigne suicida