Cose buone dal mondo che (non) fanno racconto
21 Ottobre 2019Dicono che tutto è cupo, che raccontiamo cose cupe. Forse è vero, le cose cupe sono tante, ma non è vero che ci sono solo quelli, negli ultimi due giorni ci è capitato, su queste colonne, di raccontare di lettere d’amore di Stella e Vittorio, un amore degli anni trenta che è stato ripreso da Paola Saluzzi su Tv2000, poi di studenti del Pacifici De Magistris di Sezze che vanno a recitare in Germania e ospiteranno colleghi tedeschi a Sezze per il loro recitare, e la storia dei Furlanetto che in 110 e di 4 generazioni si ritrovano per sentirsi… “famiglia”, che parola desueta. Insomma c’è del “buono in Danimarca” e lo raccontiamo, ma questo non cela, scusa, è alibi per non sentire il male e il vuoto che resta qui davanti ad una classe dirigente spesso vittima del mondo come pensano che sia e non come è. Le cose sono semplici e non complesse, i treni arrivano in orario, in ospedale si salvano le persone, il medico ti risponde e ti risolve e ci sono studenti che a scuola imparano da insegnanti che insegnano.
La cultura cupa del sospetto, il lagno per il lagno, è alibi per la mancanza di fantasia di troppi amministratori, ma è anche un buco nero che non ci fa vedere le cose di ogni giorno. Stamane in treno, che è arrivato puntuale, con la metro che passa ogni 5 minuti ma in una Roma sporchissima, c’erano tanti ragazzi che andavano a prenotare il futuro e non erano cupi, non si lagnavano, ma ridevano felici di stare qui.
Poi c’è tanta solitudine, dolore che anche mille o diecimila volte di meno sarebbe tanto, ma la notte non esclude il giorno e viceversa, ma bisognerebbe avere la forza di raccontare con la medesima forza di tutte e due. Era buio pesto stamane, ora c’è un sole che abbaglia, medesimo teatro e stessi teatranti.
Nella foto gli orologi molli di Salvador Dalì


