Era mio padre… Pasquale Andreoli

Era mio padre… Pasquale Andreoli

22 Ottobre 2019 2 Di Emilio Andreoli

Questa è la storia di un ragazzo che arrivò a Latina a diciotto anni con solo la quinta elementare, ma che aveva imparato a riparare le radio e montare le antenne, come pochi altri sapevano fare. Quel ragazzo si chiamava Pasquale Andreoli ed era mio padre.

Tutto ebbe inizio alla fine di novembre del 1952 quando il signor Paparcone disse a mio nonno, suo compaesano, che alla ditta Seripa di via Eugenio di Savoia occorreva un tecnico, e lui non perse tempo. Chiamò immediatamente il figlio e lo fece correre a Latina per non perdere quell’opportunità.

Mio padre, nel frattempo lavorava, e stava facendo esperienza, nel negozio di suo zio Americo, nel suo paese di origine, Sessa Aurunca, dove vendevano radio, i primi elettrodomestici e i primi televisori, anche se lui si dedicava soprattutto alle riparazioni. Aveva iniziato a lavorare a dodici anni, dopo la quinta elementare e si era appassionato sin da subito all’elettrotecnica e all’elettronica.

Dopo la telefonata di mio nonno, prese la sua Vespa 50 e si mise in viaggio per Latina. Era il 2 dicembre del 1952. La prima persona che conobbe fu Danilo Carpanese, che lavorava come ragazzo di bottega nella ditta Seripa. Con lui ci divenne subito amico, nonostante Danilo fosse di qualche anno più giovane. La loro amicizia durò tutta la vita, e aprirono i propri negozi uno di fronte l’altro, la Casa del Disco e Andreoli hi-fi.

Con il padrone, così chiamavano i titolari delle aziende di allora, mio padre entrò in sintonia, nonostante  arrivasse puntualmente in ritardo, ma era perdonato perché si tratteneva ben oltre l’orario di lavoro. C’era però un motivo per quei ritardi di ogni mattina, perché la notte studiava. Si era segnato a una scuola per corrispondenza “Scuola Radio Elettra” di Torino. Una scuola molto importante del periodo postbellico, che formò tantissime persone negli anni della industrializzazione. Riuscì quindi a conseguire l’attestato finale che gli rilasciarono dopo l’invio delle schede d’esame.

Così mio padre, oltre a riparare le radio, in quel periodo si dedicò al montaggio delle antenne, perché proprio in quegli anni la Rai mandò in onda le prime trasmissioni televisive. Nei paesi lo aspettavano come un messia, piazzava il televisore con gettoniera nei bar, si arrampicava sui tetti come un gatto e montava l’antenna. Poi scendeva, accendeva la scatola magica e c’era l’applauso finale. Nella gettoniera accanto al televisore si mettevano i soldini per farlo funzionare e per pagarlo a rate.

Montò migliaia di antenne in quegli anni, a Cori, Sezze, Norma e ovviamente anche a Latina. Me lo raccontava sempre, quando la domenica ci portava a mangiare fuori, spesso a Cori, a “la Pigna” da Spartaco:

“Vedi quelle antenne lassù? Le ho montate tutte io” mi diceva con una punta d’orgoglio e io con la stessa punta d’orgoglio lo scrivo. Se tanta gente ha potuto iniziare a vedere la tivù, da queste parti, è grazie anche a mio padre.

Nasce la Andrel Elettric

Alla fine degli anni ’50 il lavoro delle antenne stava scemando e allora si mise a lavorare su un progetto che poi riuscì anche a brevettare. Aprì così una piccola fabbrica di stabilizzatori e trasformatori di corrente. Anche se ero bambino ricordo ancora l’odore forte della sala vernici, come ricordo l’area lavoro delle ragazze, l’ufficio del ragioniere che calcolava anche i tempi di produzione, per sviluppare il prezzo finito. Rapporto qualità prezzo vennero definiti eccellenti, tutti i prodotti della Andrel Elttric che vennero distribuiti in tutta Italia.

Trasformatore di corrente, progettato, brevettato e costruito da Pasquale Andreoli con il marchio “Andrel Elettric”

Insomma una vera e propria piccola industria, credo sia stata tra le prime nate a Latina città. I primi anni eccezionali, ma poi con il governo Fanfani del 1962 e con il provvedimento di unificazione del sistema elettrico nazionale nasce “l’ente nazionale per l’energia elettrica”, in pratica ENEL. Con la corrente unificata a 220 volt in tutta Italia, i trasformatori della Andrel Elettric non hanno più ragion d’essere e la chiusura diventa un percorso obbligato.

Mio padre, dopo aver chiuso la piccola fabbrica si dedicherà per tutta la vita al commercio e questa piccola grande storia da industriale, conosciuta da pochi, mi sembrava giusto raccontarla… perdonatemi, ma glielo dovevo.