Impressioni di una notte calda d’ottobre ricamata dai ricordi

Impressioni di una notte calda d’ottobre ricamata dai ricordi

22 Ottobre 2019 0 Di Maria Corsetti

L’altra sera al Circolo Cittadino il ricordo di Luciano Marinelli è proseguito fino alle ore piccole.

Alla fine l’impressione è stata che di cose da raccontare ce ne fossero ancora moltissime e che la serata doveva protrarsi fino all’alba, tra ricordi e musica.

Non proprio fino all’alba, ma le due del mattino si sono fatte l’altra sera al Circolo cittadino, brindando al bel sorriso di Luciano Marinelli, dopo una vera e propria gara di flashback firmata da musicisti, ex cestisti, avvocati e, con un inedito straordinario, dal figlio Francesco che ha aperto una finestra inconsueta sulla vita del padre, ricordando le estati su un camper alla volta dell’Europa, ascoltando jazz durante le ore di marcia. Che Francesco ancora bambino avrebbe preferito Cristina D’Avena, il fratello adolescente Piergiorgio guardava ai grandi gruppi rock degli anni ’80, e la mamma avrebbe gradito musica classica.

Neanche a dirlo, queste considerazioni costituivano pareri niente affatto vincolanti e si proseguiva a suon di jazz.

Felice Costanti, due metri di altezza, conosciuto in città negli anni d’oro del basket, e, molto di recente, per il suo ruolo di assessore nei primi anni della giunta Coletta, ci tiene a sottolineare “io sono uno dei ragazzi di Luciano”.

Interviene, racconta, e poi, a fine serata si rammarica: “Non ho detto che Luciano era stato riconosciuto quale  “seminatore”  del basket, è una cosa importantissima”.

E fuori dal circolo cittadino, in quello spazio che oggi è un parcheggio, si sentivano rimbombare i palloni dentro quel grande gonfiabile bianco e verde, tenuto su da aria sparata attraverso grate che le bambine con i capelli lunghi ci si mettevamo davanti per farseli alzare.

Vincenzo Bianchi, pianista, racconta del suo incontro con Luciano, che dai piano bar lo catapulta nel mondo del jazz. Vincenzo gli dedica la sua musica e, a fine serata, scopre una tela: è un ritratto, fatto proprio da lui, e questo ritratto racconta, più di una foto, dell’idea della vita di un uomo che di vite ne ha avute tante.

Nei saluti finali Gianni Lauretti, presidente dell’Ordine degli Avvocati, dice scherzando che forse quella professionale era la terza vita di Luciano. Eppure no, non è stato proprio così. Luciano Marinelli la vita da avvocato se l’era scelta, mi aveva raccontato, e mi dispiace di non averlo detto quella sera, lo dico adesso, che il padre lo avrebbe voluto alla Banca d’Italia, ma che lui era fuggito almeno un paio di volte dal concorso perché era l’avvocato il mestiere che si era scelto.

Vallo a capire oggi, nell’era del “posto sicuro”. Come non si può capire, oggi, la scelta di fare qualcosa per la città, impegnandosi, spendendo tempo e non solo affinché certe cose accadano. Come non si può capire il fatto di prendere a cuore il talento di ragazzi che non ti sono figli e neanche parenti.

È un mondo andato via, ma questa volta la terra non è bruciata, i frutti sono tanti.

Grazie al generoso, inesauribile banco d’assaggio a cura dell’Ais (Associazione italiana sommelier) e della Strada del Vino, dell’Olio e dei Sapori della provincia di Latina, offerto a fine serata per aver fatto sì che, con un bicchiere in mano, i ricordi ricamassero fino a tardi una notte calda d’autunno.

Nella foto Vincenzo Bianchi e il suo ritratto di Luciano Marinelli