Latina di notte, provo un dipinto di parole è bello stare qua

Latina di notte, provo un dipinto di parole è bello stare qua

25 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

I lampioni al led fanno una luce strana che lascia al buio intorno e fa fascio al centro della strada, quelli tondi fanno una luce arancione. Latina di sera dirada e le persone sono isole che si muovono, sono gocce d’olio che si addensano nell’acqua. Passa una signora con il cane “ha 13 anni”, mi dice. E’ una cagnetta che si fa portare, poco distante l’avvocato con il suo di cane “sì, hai ragione ha la faccia triste”. La signora si ferma e mi racconta di quel ragazzo di colore che sta nei giardini di Piazza San Marco, nelle aiuole “gli ho anche portato qualcosa da mangiare, a volte lo vedo si muove come…”.

Sì è vero l’ho visto anche io e color mogano, è ragazzo, occhi vivi e smarriti. Penso ma che intorno, la signora “e quando piove”. Latina ha questi silenzi infiniti la condanna ad essere un quadro di De Chirico, ma forse lui neanche immaginava potesse diventar vero. A dire il vero il silenzio è rotto, suona Rossana Casale al circolo cittadino, si sentono lontane note jazz, la musica della libertà del suono nella città dell’ordine del silenzio.

Scappano le ultime commesse, come a schizzar via da tutto questo, ma sorridono uguali a come quando stanno discrete dietro banconi grandi, grucce tante e il minimalismo delle vetrine di questo centro post atomico. Già qui a Latina e quasi solo qui si può dire perché noi siamo stati atomici per anni e nell’anima siamo un poco tutti la cosa, la torcia umana, l’uomo gomma e la donna invisibile. Il ragazzo è scomparso dentro l’aiuola della piazza che ora nessuno popola più, la madonnina sta lì anche lei sola se non fosse per i vigili del fuoco che una volta l’anno la vanno a trovare, come si fa con le nonne nelle case di riposo.

Si spengono le vetrine, le auto aspettano le signore delle ultime cose per andare a finire questo tempo.

E la Casale alza il tono del jazz, a Luciano Marinelli sarebbe piaciuto questo misto in libertà, pure la Madonnina pare gradire, il ragazzo si sente meno disperato, la palla della piazza si sente un pallone da giocarci per i bimbi che solo ieri erano a imparare qua il mondo virtuale che sarà.

Si fa sera su Latina, dicono che il sindaco Damiano Coletta abbia cambiato squadra, un signore mi chiede “e’ vero?” Io dico distrattamente “sto con la Juve che c’era Anastasi“. Mi guarda strano, pensa che sono matto, ma è vero, sto con la Juve mai cambiato.

Ora giro l’angolo, la vetrina della libreria mi propone Vangeli laici, come bestemmie preganti.

Dalla vetrina del bar le ragazze degli uffici si rubano la loro libertà e ridono davanti ad uno spritz. Mi mancano i miei amici, il Campari, le guardo e mi pare bello stare qua.

Nella foto: Latina, palazzo della prefettura da esterno a interno notte