Una dedica jazz, canta Rossana Casale nel Circolo lo swing per i Marinelli

Una dedica jazz, canta Rossana Casale nel Circolo lo swing per i Marinelli

26 Ottobre 2019 0 Di Maria Corsetti

E’ in quell’attimo in cui ci si ferma, quell’attimo in cui il mondo smette di girare e lo puoi guardare bene, ed è un attimo che all’osservazione segua la riflessione: “tutto bello, ma a me, chi me lo fa fare?”.

Gli occhi un po’ di invidiosi vanno a finire su chi sta seduto comodo comodo a godersi lo spettacolo mentre chi ha organizzato sta lì, tramortito di entusiasmo e problemi, che il prossimo è sempre prodigo di consigli saggi pronti a fermarsi alle parole.

Per i disagi non si può far altro che chiedere scusa, anche dieci volte e altre dieci ancora.

Delle coltellate dietro la schiena mentre ci si abbraccia non diciamo, la meschinità appartiene ad altri pianeti, non a quello di chi ha deciso di interpretare la propria vita anche come vita di una collettività.

C’è stato un mondo lontano, eppure sembra ieri, ci sono stati quegli anni ’70 che possibile debbano essere ricordati solo per i pantaloni a zampa di elefante, gli spinelli ai concerti e le lotte all’università? E mettiamoci anche per il terrorismo?

Che in quegli anni ’70, in questa palude che circondava pochi palazzi c’erano uomini intelligenti e generosi, cresciuti con una idea di condivisione del bello, che erano contenti se gli altri erano contenti, ci riusciamo a ricordare?

O le furbate anni ’80, le disillusioni anni ’90 e finanche il Millennium bug, l’11 settembre e la Lehman Brothers hanno sdoganato il cinismo, chiamandolo di volta in volta edonismo, minimalismo, intimismo?

Questo mio scritto lo dedico a Piergiorgio Marinelli, la cui vita è sicuramente cambiata dopo che ha deciso di accetta l’eredità morale del padre Luciano.

Per Luciano, cresciuto nell’epoca degli ideali e delle scoperte, del tempo scandito da pranzo, cena e messa la domenica, nei giorni in cui l’eleganza era dettaglio e l’insieme era dato da tanti dettagli, l’idea di collettività era parte di se stesso. Non che il dare di Luciano fosse la regola ai suoi giorni, ma di uomini maiuscoli se ne sono visti in quegli anni.

Di questi uomini maiuscoli oggi rimangono i figli, bravissimi e straordinari nel raccogliere un testimone d’altri tempi, portandolo avanti con fatica, impegno e risultati. Alle volte il loro sguardo si ferma a guardare e a chiedersi perché. Ma è un attimo e torna il sorriso, poi la stanchezza, poi la telefonata che non ti aspetti, poi quella che ti guasta la giornata.

Si va avanti, seguendo la strada tracciata da uomini maiuscoli, da questi giganti che ci hanno preceduto, insegnato sostenuto. Per loro sembrava tutto naturale, come il volteggio di Nadia Comaneci a Montreal. Ma erano gli anni ’70 e Nadia era una ginnasta da 10.

 

Ieri, al Circolo cittadino, si è aperta la stagione del Latina jazz club Luciano Marinelli, la prima senza il suo fondatore. Il figlio Piergiorgio, insieme al fratello Francesco, e alcuni soci del Latina Jazz club hanno dato vita a un’associazione per portare avanti il lavoro di Luciano.

Il primo concerto è stato con Rossana Casale: una star che ha fatto registrare il sold out in brevissimo tempo. Immagino che sia stato in quel momento, guardando quella sala gremita, il pubblico attento e felice, che intorno a Piergiorgio, presidente del Latina Jazz Club, il mondo abbia smesso di girare e per un istante si sia materializzato quel pensiero, ma a me, chi me lo fa fare?

Nessuno a questo punto, neanche la memoria di Luciano, è la bellezza pura che fa pensare solo al prossimo appuntamento.