Corrado Migianelli, una persona da ricordare di una Latina da non dimenticare

Corrado Migianelli, una persona da ricordare di una Latina da non dimenticare

27 Ottobre 2019 0 Di Emilio Andreoli

Ci sono alcune persone che ti rimangono nel cuore sempre, pure se vengono a mancare. Lasciano quella loro presenza quasi tangibile, anche se non le vedi più. Ogni tanto, quando ti tornano in mente, sembra che possano apparire da un momento all’altro, da dietro l’angolo di un palazzo, oppure all’interno di un bar, sedute a bere un cappuccino.

Corrado Migianelli se ne è andato che aveva quasi novant’anni, e io scrivo di lui perché gli volevo bene, perché da bambino mi teneva a cavalluccio, aveva lavorato come tecnico da mio padre negli anni sessanta, poi per ragioni di cuore, un amore non corrisposto, aprì un negozio di elettrodomestici nel 1968 sotto i portici, accanto al bar Friuli. Dopo qualche mese, sotto lo stesso portico, lo aprì anche mio papà. Nonostante la concorrenza rimasero sempre amici:

Emi’, vai da Corrado e digli se mi presta il trapano” e io in calzoncini corti correvo da lui.

Corra’, ha detto papà se gli presti il trapano” e lui, sempre con il sorriso, me lo prestava.

La storia

Corrado era appena nato, quando la sua famiglia si trasferì nell’Agro Pontino nel 1930, da San Martino in Colle, provincia di Perugia. Figlio di Luciano e di Ginevra, entrambi di estrazione poverissima. Il papà era rimasto orfanello insieme a due fratellini in tenera età, ed erano cresciuti in un orfanotrofio. Erano dei “micianelli”, ovvero povera cosa e per questo si guadagnarono il cognome Migianelli. Tra l’altro è un cognome che non avrà più nessuno in Italia, essendo stato Corrado l’unico figlio maschio e che non ha avuto eredi.

Inizialmente avevano vissuto a Sessano, oggi borgo Podgora, dove Luciano lavorava per la bonifica integrale facendo il camionista, fu anche decorato come pioniere della bonifica, con tanto di medaglia. Si trasferirono poi a Littoria, appena furono costruite le case popolari. Quando arrivò la guerra e gli alleati furono vicini alla piana pontina, scapparono e trovarono rifugio nel loro paese d’origine. Alla fine del conflitto tornarono alle case popolari.

Un uomo buono come il pane

Corrado era buono come il pane e non lo dico perché ora non c’è più, ma perché lo era veramente. Una di quelle persone che faranno sentire l’assenza nella nostra comunità. Sempre pronto alla battuta, sempre positivo, ti dava conforto nei momenti difficili, una persona rara insomma. Quando arrivò alla pensione e chiuse il negozio era facile trovarlo sotto casa, sempre alle case popolari dove ha vissuto tutta la vita, a pulire il marciapiede o a curare il verde lì intorno al “grattacielo”. Chi ha vissuto alle case popolari sa a quale edificio mi riferisco.

Non riusciva proprio a stare fermo, pareva che la pensione gli avesse donato una seconda giovinezza, se non stava sotto casa a sistemare era al ristorante del nipote, Agostino Mastrogiacomo, a dargli una mano senza chiedere nulla in cambio, perché Corrado era fatto così, rispettoso ma soprattutto generoso.

Dopo la morte di mio padre, ogni tanto passava a trovarmi per rincuorare e questo non potrò mai dimenticarlo. La domenica mattina, spesso lo trovavo al bar Mimì seduto con il suo cappuccino e allora io approfittavo, mi sedevo accanto a lui per farmi raccontare qualche storia di vita vissuta:

“Sotto il “grattacielo” dove abito io c’era la sede dei figli della lupa, gli avanguardisti. Noi delle case popolari eravamo i fascisti poveri e stavamo sempre in lotta con i fascisti ricchi, quelli che abitavano vicino la prefettura” poi mi raccontava della guerra:

“Quando gli alleati stavano per arrivare, mio padre decise che era meglio allontanarsi da Littoria e tornarsene al paese, in mezzo alle colline umbre, lontani dal mare. Ma poi finita la guerra tornammo, la città era però per metà distrutta dai cannoni americani nello sbarco di Anzio. Casa nostra, per fortuna, non aveva subito danni”

Mi mancherà Corrado con i suoi preziosi racconti, i suoi consigli e il suo sostegno morale…

Che la sua generosità sia d’esempio per tutti.

Ciao Corra’ buon viaggio.

 

 

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