Testamento di un giocatore di soldatini estinti

Testamento di un giocatore di soldatini estinti

27 Ottobre 2019 1 Di Lidano Grassucci

Entro nel supermercato, dentro c’è tutto, anche di più. Pure l’avocado e il mango che io manco so che sono per via che la mela della Val di Non è già “esotica” e pure il limone conoscevo di persona. Ma è bello, vago tra scaffali dove c’è tutto, di tutto ma questo non rallegra le facce tristi di chi compera. Sono sazio di cibo, ho pure mangiato un pezzo di torrone al cioccolato fondente con le noccioline e quando lo fai sei certamente bambino. Già, bambino ecco sono al reparto dei giocattoli. Penso, ora “gioco” un poco, cerco negli scaffali, pieni pieni, c’è ogni cosa e di più, ma? Dio mio, non ci sono i soldatini. Neanche l’ombra, ci sono pure gli animali preistorici, mostri strani, ma neanche un soldatino. Come se avessero congedato tutti, ma tutti, anche la mia infanzia. Torno indietro, va a vedè che non li ho visti. No, non ci sono proprio: non ci sono gli americani, i giapponesi, i cow boy con gli indiani, i lunghi coltelli, gli italiani della Atlantic.

Nulla di nulla, e pensare che a Sezze da piccolo aspettavo il sabato, sotto casa alle Ostarie si metteva un vecchiotto, lo chiamavamo così “il vecchiotto”, che ci portava soldati da ogni esercito del mondo. Noi mettevamo da parte i soldi, poi il sabato chiedevamo la cresta alle nonne (il nostro era palazzo di nipoti), un po lo sconto del vecchiotto a cui Za Pippa (nonna) dava l’uso del bagno, e la nostra “armata” cresceva sognando di avere, un giorno, reparti corazzati. Ma la fanteria andava bene. E avevamo sul petto il sabato pomeriggio le mostrine delle campagne del Borneo, le Ardenne più volte, e non vi nego che abbiamo fatto anche El Alamein, per tacere del freddo di Russia. Conoscevamo il mondo intorno, ecco gli scozzesi con il basco col pon pon e le gonne, i giapponesi con la spada che ardivano per l’imperatore, e i ragazzi di Brooklyn che andavano a liberare le Filippine. Tutto in un portone di un vecchio palazzo che da Sezze mai spostato.

Il vecchiotto chissà dove sarà sepolto, noi siamo vecchi signori che non sapremmo neanche giocare con questi giochi che vedo, ecco come siamo come i ragazzi americani che andarono in Vietnam e al ritorno a casa non sapevano vivere la pace, era spaesati, estranei, Rambo frustrati.

O manco un soldatino, manco di piombo con la gamba mancante, manco… E’ un altro mondo dove non ci sono eroi, bambini eroici, e cartine geografiche di fantasia. Lo so, siamo la prima generazione orfana dei soldatini, il tempo prossimo non è nostro ed abbiamo combattuto invano.

Fa caldo stamane, manco l’inverno è quello delle battaglie sul Don, ora siamo morti veramente, non possiamo spiegare più i nostri sogni.