Cade un pino ai Giardinetti a Latina e la nostalgia canaglia “impressionista”

Cade un pino ai Giardinetti a Latina e la nostalgia canaglia “impressionista”

3 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Talvolta le cose si accavallano e vanno in una direzione, come si fossero dati appuntamento. Emilio Andreoli mi scrive dicendomi di aver preparato un articolo sulle “comitive” degli anni ’70, le prime. Lo leggo, la giornata è di quelle da caldarroste con la pioggia forte che batte e ti viene da leggere, da ricordare, da pensare. Lo pubblico, lo leggono in migliaia che commentano su una Latina forse più facile di quella di adesso dove era tutto da scrivere, una pagina bianca dove potevi scrivere tutto: da un romanzo giallo ad una epopea come il farwest o storie da letteratura russa, lunghe lunghe. Poi..

Poi abbiamo cominciato a scrivere una storia che partita bene diventava banale, sempre più banale sino ad essere quasi un silenzio e, cade uno dei pini dei giardinetti, il mio amico Severino Montagner ci scrive su una storia, una memoria che incrocio su Facebook e tra i commenti ci sono le foto di Antonio Taormina il pittore delle zanzare, quello che ha fatto dei portici una bottega rinascimentale. Mi sento un poco ladro di immagini è di storie. E’ morto un pino dei giardinetti per il maltempo, cose del mondo? Forse no, cose che stanno in un mondo che poteva essere altrimenti. Ha cominciato Emilio Andreoli con i ricorsi, questo è il ricordo di Montagner a suo modo, Taormina non me ne voglia, un quadro impressionista, si di quegli artisti che andavano all’aria aperta per fissare le “impressioni” di un mondo che voleva esistere e non sapeva se stava morendo o nascendo.

Queste le impressioni  di Severino Montagner, chi vorrà poi si faccia anche un giro sulle impressioni di Emilio Andreoli, una galleria….

Usciamo oggi? Si, andiamo a vedere l’albero caduto ai giardinetti. Ai giardinetti è caduto un albero?
Si, é caduto un pino storico. Di quelli piantati allora negli anni che furono. Negli anni che furono cosa, quando?
Negli anni quando la città nasceva, prosperava. Negli anni in cui Latina era amata stimata e, soprattutto, rispettata!!
Negli anni in cui si costruivano scuole, chiese, fabbriche e ospedali. Negli anni quando si costruivano case, quartieri, piazze. Sembra una favola ma è cosi. Allora ci si conosceva tutti. Nelle campagne si vedevano campi coltivati a grano, a foraggio e vigne. Mucche, pecore e tacchini che pascolavano. E c’era il camion del “lattarolo” che arrivava la mattina per prendere il latte per portarlo in centrale…E i vecchi seduti sotto il pergolato che raccontava la loro storia ai bambini. Si sentivano odori e profumi di casa nostra, profumi che riempivano le strade. Nei quartieri della città, delle case popolari e villaggio Trieste, nascevano nuove generazioni, le donne cucinavano piatti della loro terra di origine,  accudendo la famiglia e i loro uomini partivano la mattina presto verso i cantieri per tornavano la sera tardi. Tante le biciclette per le strade. Non per moda ma per necessità. I cinema le librerie e la Standa ….la Standa a due piani, con la scala mobile che saliva, (si, a quel tempo si saliva, dovevamo salire, poi si scendeva dall’altro lato…. ) e la commessa con il completo blu e il foulard rosso e con la messa in piega, sempre truccata (mitici anni 60).
Era il tempo delle “Botteghe”, una miriade di piccole attività “di famiglia”. La vera linfa della città.
Officine carrozzerie elettrauto…e i ragazzi di bottega.
Era il tempo in cui nasceva Pantanaccio e il Gionchetto, la periferia abusiva, tanta era la voglia della città, Latina.
Era il tempo del del grande Latina calcio e della Fulgorcavi calcio, anche come fabbrica. Fabbrica di cavi di rame e di uomini. Ricordo quel tempo in cui si costruiva.
Ora é caduto un PINO malato.

Severino Montagner