Latina e l’abbaglio farmaceutico

Latina e l’abbaglio farmaceutico

11 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

C’è una rincorsa delle multinazionali farmaceutiche a mostrare gli investimenti in corso ed i successi prossimi venturi. Anzi il farmaceutico è quasi l’ultimo dei moicani del manifatturiero pontini. Ma? Ma è un gigante di argilla, qui da noi non si fa ricerca (e anche dove si fa la difficoltà è enorme per via dei costi per arrivare a nuovi brevetti), da noi non c’è una rete industriale: praticamente mischiamo e impacchettiamo.

Ma la gara, ora che non ci sono brevetti nuovi, è quella di tagliare i costi e in questo gioco siamo perdenti. Siccome non siamo fuori dal mondo già oggi i nostri competitor stanno in India non in Germania, il che dovrebbe allarmarci se fossimo previdenti, ma siamo improvvisati. Competiamo al ribasso dei costi con paesi dove, praticamente, non esistono legislazioni di regolamentazione ambientale, dei diritti del lavoro, o norme urbanistiche, o vincoli di salute pubblica. La globalizzazione importa ingiustizie e non esporta sviluppo.

Quanto potremo “resistere”, che strategie abbiamo per “restare” nel mercato

A Hyderabad in India viene prodotto il 50% delle esportazioni di farmaci di quel paese, che detiene un quinto della fabbricazione dei medicinali generici del mondo. Dimensioni impressionanti, già grandi aziende hanno “lasciato” a chi doveva portare ad esaurimento gli impianti, è avvenuto con Pfizer e con Bristol. Un paese industriale avanzato compete sulla tecnologia, noi stiamo cercando di competere sul prezzo. Ma di questo si evita di parlare, perché? Sarebbe necessaria una idea di politica industriale, ma noi abbiamo l’indifferenza industriale.

Comunque qualcosa si muove grazie alla crisi Ilva, domenica in mezzora della Annunziata finalmente hanno fatto parlare gli operai e non il Circo Barnun di esperti sui cocktail di Matteo Salvini o sulle machiavelliche manovre di Matteo Renzi, di cui ormai non frega nulla a nessuno.