Si può cadere, ma non io che son caduto
18 Novembre 2019Non so se c’entra san Lidano, non so neanche se ci sia “male occhio” o “nommine” di chi… ma stamane sono caduto. Caduto di caduta, per dire alla Catarella. E cadere è cosa disdicevole, ti senti cretino, la gente intorno ride pensando “intanto non è capitato a me”. Personalmente ho capito il tempo lungo che ho dietro le spalle e il meno da venire, se verrà. Caduto pensando a nuvole, nuvolette, a pensieri che “son sempre pronti i guai”. Quella memoria che nulla si ferma e il movimento di certo non è un bene. Caduto, muso in avanti, faccia a terra. Poi l’orgoglio di tirarti su, ma anche la coscienza che è sempre più difficile. Vedete io sono caduto sul serio, ma si cade anche senza cadere ma non fa meno male, cadi per mille cose, per un pianto. Cadi che nessuno se ne accorge, ciascuno dentro il suo restare diritto, si cade nella presunzione di chi pensa nel giudizio di non cadere mai, e poi mai.
Si avvita questa vita, vista da terra con il sangue sulla fronte è un colpo di umiltà. Domani sarà arrogante in piedi, sarò giudicante contro chi è caduto dimentico di esser stato nel fango.
Sarà stato San Lidano e la mia idea che non ha bisogno di una statua, sarà la mia testa che gira, sarà una foglia bagnata sull’asfalto, sarà il fato dei greci, la fortuna di Machiavelli, sarà la solitudine del passo di fretta verso un tempo non mio. Sarà ogni cosa, tutto questo, o solo che se ti distendi, se ti lasci andare un attimo prima del dolore hai paura di volare. Siamo tacchini col culo grosso, pensavano di essere falchi affusolati alla picchiata.
Sono caduto e questo capita.
Nella foto: La Caduta degli angeli ribelli olio su tavola (117×162 cm) di Pieter Bruegel il Vecchio, 1562


