Le sarache che verranno e il sushi che rischiamo

Le sarache che verranno e il sushi che rischiamo

21 Novembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Dicono che sono già 3000, le sardine, io spero anche di più. La politica che si ripete è rito, la politica che cambia le cose interessa. Ma sarebbe stato bellissimo che questo movimento avesse avuto, oltre alla ripetizione dei modelli nazionali, un suo orgoglio di appartenenza. C’è bisogno di sardine a Latina? Ma certo, in politica se c’è un vuoto qualcuno lo occupa, ma c’è prima di tutto bisogno di “sarache”, di gente che partecipa al mondo conoscendo il proprio mono. La saraca è l’antico nome che le comunità autoctone di questa provincia hanno dato a quel pesce poverissimo che  è l’aringa, spesso, insieme a alici e baccalà, l’unica idea ittica delle nostre popolazioni.

Per decenni ho pensato il mare popolato sa sarache, alici e baccalà (per altro già stoccafizzato), da grande ho conosciuto gli altri abitanti del mare, non  capendoli uguale e il sushi mi fa senso.

Il movimento della saraca è capace di dire al sindaco Damiano Coletta che da soli non si va in  nessun posto, al partito democratico cche c’è bisogno di partecipazione, di ascolto, ai 5 stelle che la politica ha faccia e non parolacce, alla città che è un mondo plurale e non un monolite sempre riservato ai vincenti. Sono 3000 e viva dio, almeno si colora di ccolori la città, non di monopoli di verità.

Magari le sarache risvegliano antichi bisogni veri e non voglia di crudità giapponesi, barbarie per contadini e butteri.