Latina, solito Natale nel solito (bellissimo) albero stanco

Latina, solito Natale nel solito (bellissimo) albero stanco

3 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Sarà lo stesso albero, ti ci affezioni alle cose. Lo stanno montando, nello stesso angolo… nella stessa città. Quando Damiano Coletta divenne sindaco lo fece alla fine di un percorso di fantasia che si chiamava “lievito”. Pesai che, comunque, dopo il grigiore della restaurazione di 20 anni sarebbe stato tempo nuovo, magari l’albero di natale sostituito da una foresta di Natale con tanto di folletti, gnomi, fate e… Le fate che giocavano con gli gnomi e nelle case migliaia di gnomi da giardino, elfi a fare i giocattoli e le risa, mille a mille dei bambini.

Invece, l’albero è bello, molto bello, ma è restato come i pini sull’Epitaffio durante le “tempeste” di novembre, solo.

E’ facile, direte, criticare, fare è più difficile. Un anno il sindaco Giovanni Di Giorgi si, addirittura, dimenticò del Natale e l’albero arrivò in ritardo come l’intercity da Siracusa. Ma, ma se c’è chi fa male, bisogna fare meglio, di più, non ripetere sciatto.

Manca l’emozione, e non è questione di Coletta, è una città che non si emoziona più.

A Natale, quando Latina, e io, eravamo più piccoli, con improbabili cappottini, con le mani nelle mani di mamma venivamo in centro a “rubare” la luce che in periferia non c’era mai, e la luce di Natale era mille volte più luce di quella del resto dell’anno, il vociare della gente sbatteva contro i muri della piazza e tornava a noi come le invocazioni del prete nelle cattedrali. Ora? Ora l’albero bellissimo è stanco, una diva del film muto che rammenta antiche glorie e al cinema danno già un film in tecnicolor.