Non sappiamo più leggere, di chi è la colpa
6 Dicembre 2019Anche quest’anno, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ci ricorda che gli studenti italiani sono ignoranti.
Stando infatti al rapporto Ocse-Pisa 2018, in Italia, solo uno studente su 20 sarebbe in grado di leggere un testo e comprenderlo, saper far di critica ed esprimere una propria opinione a riguardo. L’indagine svoltasi su studenti italiani 15enni, ha sottolineato come solamente in matematica questi sono in media con gli studenti degli altri Paesi, mentre rimangono arretrati in letteratura: l’Italia si colloca così tra il 23esimo e il 29esimo posto per capacità di lettura. I risultati del test Invalsi che è stato svolto da circa 11.785 studenti 15enni italiani, hanno dimostrato come siano migliorati solamente in matematica, riconfermandosi, però, sotto la media Ocse per la lettura, appunto, definita, come “la capacità di comprendere, utilizzare, valutare, riflettere e farsi coinvolgere da un testo”. Insomma una tragedia. È estenuante pensare che la pluralità degli studenti, fatta eccezione per alcuni, non siano in grado di leggere e comprendere un testo, di non avere capacità di contestualizzazione e di critica. Ma la triste realtà è che sempre meno giovani sono interessati alla propria formazione scolastica. Mettiamoci in mezzo la svogliatezza dell’andare a scuola per 5/6 ore filate, il menefreghismo di fare i compiti a casa, e l’assoluta mancanza di volontà di prendere un libro in mano solo per curiosità. C’è chi a scuola ci va perché è obbligato dalla legge fino a 16 anni, chi continua gli studi perché è costretto dai genitori, e sono ben pochi quelli che si impegnano davvero, trovando la conoscenza un piacere. Non è detto, però, che chi studia di più farà carriera nella vita, che chi prenderà la laurea otterrà cariche di potere. Tante testimonianze dimostrano il contrario. Ci sono studenti costantemente pressati da professori e famiglie che gli inculcano l’idea sbagliata che andrà avanti solo chi prende tutti 10, e vive di studio. Bisognerebbe invogliarli alla conoscenza, renderli curiosi in classe, dar vita a dibattiti facendoli partecipare nel vivo della lezione, e, cosa fondamentale, educarli alla lettura, non fargli terrorismo psicologico (che tanto scaturisce l’effetto contrario).
Da studentessa posso dire con estrema sincerità che le materie più belle, più piacevoli da studiare, sono sempre state quelle che dietro avevano lezioni frontali attive e vive, dove noi alunni potevamo dire la nostra, dove i professori ci incuriosivano con aneddoti, ci chiedevano il nostro punto di vista. Erano altri tempi, non avevamo gli smartphone e in generale usavamo poco il cellulare, ma credo che dare tutta la colpa ai giovani sia sbagliato. Abbiamo un sistema scolastico che fa buchi da tutte le parti, con professori decadenti senza più passione per ciò che insegnano e pochissima pazienza, arretrati ad un insegnamento vecchio stampo che oramai è obsoleto, i corsi di studio delle scuole superiori non vengono aggiornati, non si assegnano progetti, relazioni o tesine. Ma tutto questo non è mai stata un segreto. Non stupiamoci allora se i ragazzi preferiscono Instagram alla cultura, se in classe si annoiano e non hanno voglia di studiare. Aiutiamoli a capire quanto importante sia studiare, senza minacce però, accompagnando per mano chi è “smarrito” verso la strada del sapere.


