Caporalato e la storia di Rita che ha sognato il figlio dottore

Caporalato e la storia di Rita che ha sognato il figlio dottore

6 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Vado al convegno dei giornalisti a Sabaudia, si parla di caporalato, di agromafie di… Pioviggina, hanno tappato le buche sulla litoranea, grandi trattori occupano la strada, sono sempre stato innamorato dei trattori. A Bella Farnia esce un Carraro nero, più bello di una Bentley. Ma cosa vado a sentire, che avrei da dire di questa storia, di questo rumore. Mi ricordo di Rita la moglie di Felicetto amico di mio padre, tre figli da far grandi, lui muratore a giornata a Roma. Lei, abitavano vicino a Casali di Sezze, lei non stava con le mani in mano, andava a giornata con “quelli dei pulmini”. Erano vecchi Fiat 850, Bedford nati vecchi, Transit reduci da 1000 vite. 5000 mila lire all’autista, il resto (poco) a loro, e un poco di verdura “spigata” (la spiga è quello che avanza dopo la raccolta).

Sfruttate, leggevo allora di Giuseppe di Vittorio dei braccianti pugliesi, dello sfruttamento, leggevo Ignazio Silone che metteva in fila il nome ,in tutte le lingue del mondo, dei tribolati: i fellahin, i coolies, ipeones, i mugic, i cafoni. Vi sto raccontando una storia di poveri.

E Rita? Capelli neri, la forza che hanno le donne dei miei monti, figlie tutte della medesima Camilla, generose tutte della medesima Giunone. Papà, che era contadino, diceva che quando stavano insieme a fare la spiga era meglio far finta di non vedere, anche se il campo era il tuo, leonesse per i loro piccoli.

Non scrivevamo di loro sui giornali, i giornali avevano da raccontare della conquista della Luna, dei russi, degli americani, dell’atomo e di storie su autostrade formidabili.  Rita era sfruttata, Rita è stata sfruttata, il caporale non era una “brava persona”, ma sui miei monti non ci bazzicano tanto le guardie, quasi niente quelle del Pala, un poco (ma poco) di più quelle del Re, e la Repubblica non fece di più.

Ma vennero strane persone, persone che dicevano che no, non sarebbe sempre andata così, che dovevano riscattarsi. Certo erano strani erano socialisti, comunisti, ma… vi ricordate la spigolatrice di Sapri “sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra”. La loro voce fu come un “ordine” mai più, mai più, mannate alla scola i mammocci.

E Rita ha stretto i denti contro la vita canaglia contro la puzza di benzina dell’850, contro il caporale che pure avanzava pretese.

Che roba contessa all’industria di Aldo, han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti,
volevano avere i salari aumentati, dicevano pensi, di essere sfruttati.

Del resto mia cara, di che si stupisce, anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente ne può venir fuori, non c’è più morale contessa.

I figli di Rita si sono sistemati, sono andati al Iiceo e…

Ho visto ragazzi con il turbate ridere mentre con zaini pesanti attraversano le strade della grande città, scarpe marcate felicità, e studiano i numeri e sembrano già ingegneri.

Non so se serve la polizia, ma ci vuole un bardo, un missionario, un socialista senza dio, un comunista che sogna una Russia che non c’è mai stata per ribaltare i ruolo di questo porco mondo.

Il resto è niente.

Ora parlate di polizia, delinquenti, regole ma serve solo la forza della volontà, i libri e la politica. Serve la politica della dignità.

Anche i sikh vogliono il figlio ingegnere