Latina che bella quando era già domani

Latina che bella quando era già domani

18 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Quando sono arrivato qui dalle mie montagne tutto mi è parso grande, ma tutto anche possibile. Venivo da strade strette, venivi da case basse, qui erano larghe che i motori con il loro fragore perdevano anche il rumore. E le case, che case, scoprivo i piani che erano tanti e quasi tutti più di tre. E che dire dell’energia, qui era viva e se restavi potevi diventare come i fantastici 4 eri già supereroe a starci, C’era, è vero un poco distante, anche il mare. E i grattacieli: il Key, il Pennacchi così grandi che stavi nei film di una New York un poco minore. Non facevi in tempo a evltarli che c’era una fabbrica nuova, e pure i trattori erano più grandi. Da me c’erano le apette Piaggio qui camion muscolosi.

Tutto si poteva fare, nessuno osava dire c’ero prima io, ma tutti ti dicevano fai se sei capace, se vinci tu vinco anche io.

Bisognava fare una città, la nostalgia? Ma può domani non venire per nostalgia di ieri?

Latina era come la città dei pronipoti, non c’erano razzi-missile ma pochi ci mancava.

Guardatela ora, guardatela ora così chiusa, invidiosa, dove non puoi fare niente perché è vietato, ma da che? Dalla condanna al niente.

Ho amato la Latina impossibile di domani, quella che stupiva, che si reiventava e poi era nuova ancora. La Latina di Stirling e dei libri, non delle case di retoriche di contadini che erano soldati.

In un angolo di piazza de Quadrato c’era morto io nonno, sotto le bombe. Morto, ma morto che non si trovò nulla di lui, dissolto. Da bambino pensavo che fosse un pezzo dello spirito di questo posto, che il fiore che meritava era coltivare la speranza di fare. Ora non so dove mettere il mio fiore.

Latina era così pulita, così senza rughe da apparire bella e bella non ci si può dire, ma era bella dell’amore delle possibilità, ora è vecchia senza la bellezza di poterci provare a cambiare.

Naturalmente vi ho raccontato quel che vedo io, ciascun altro faccia quel che può.