Sono finite le feste? Ma che… manca la Befana
2 Gennaio 2020Ieri pomeriggio, chiacchierando in compagnia sulle feste natalizie, è spuntato il ricordo della Befana. Quando ero piccola, più che l’arrivo di Babbo Natale, io aspettavo quello della Befana, che mi portava sempre le calze piene di dolci: una la lasciava a casa mia, una da mia nonna a Latina Scalo, un’altra da mia nonna a Sezze, e altre ancora sparse dalle mie zie. Per me, la vera regina delle feste natalizie é da sempre la Befana. È un po’ una carezza rassicurante dopo il Capodanno, come a dire: “tranquilla, tra una settimana è di nuovo festa, e poi potrai tornare alle tue cose, ma con la dolcezza in bocca delle mie caramelle”. Ci tengo particolarmente a ricevere la tipica calza della Befana, non mi interessa che sia bella, decorata, comperata al supermercato o riempita a mano, grande o piccola, l’importante è che sia colma di leccornie.
Vado ben oltre il fatto di avere 26 anni, per me la calza, come l’uovo di Pasqua, è un simbolo che prescinde dall’età anagrafica, e non c’è niente di male a riceverla, è un dono innocuo è innocente. Chi come me è goloso di dolci sa bene quanta felicità comporti capovolgere la calza della Befana e rovesciarne sul tavolo il contenuto, quanto sia gratificante sentire il rumore delle caramelle e delle cioccolate che sbattono sul legno, ma soprattutto, é inevitabile prima tastarla per essere sicuri che custodisca il bottino e sorprendersi della pienezza. Da piccola prima della Befana tutti mi dicevano sempre: “fai la brava che sennò la Befana nella calza di mette il carbone!”.
Ricordo che una volta per scherzo mi regalarono una calza piena zeppa di carbone (ovviamente quello zuccheroso), e io piansi tutte le lacrime che avevo, perché non ero stata una cattiva bambina, mi ero comportata bene, e proprio non capivo perché mai la Befana fosse arrabbiata con me. Allora, per consolarmi, la sera i miei genitori mi diedero un’altra calza, che avevano nascosto per bene, e mi dissero che la Befana si era sbagliata, aveva confuso me con un’altra bambina, e che mentre facevo il pisolino pomeridiano era ripassata a casa per lasciarmi quella giusta. Fui davvero contenta. Meno contenta, invece, fui quando scoprii che la Befana, in realtà, era mia madre. Mi premuravo sempre di preparare la colazione per la Befana prima di andare a dormire, la sera antecedente al suo arrivo.
Di solito era composta da una fetta di Pandoro, una tazza di latte, e se ne avevamo, qualche pezzo di torta fatta in casa. Quando mi svegliavo la mattina dopo, trovavo sempre tutto mangiato e bevuto. Il rito della colazione perduró nel tempo, finché una sera mia madre mi disse: “Invece della tazza di latte, ti preparo io la moka con il caffè, che la Befana lo preferisce perché stare sveglia tutta la notte è estenuante, così si ricarica! Me lo ha detto l’ultima volta che è venuta mentre dormivi”. Rimasi un po’ perplessa, ma, “oh se me l’ha detto mamma è vero!” pensai. Quella mattina mi svegliai prima del solito perché dovevo andare al bagno. Aprii la porta piano piano, vidi delle sagome. Seduta al tavolo c’era mia mamma che beveva il caffè della Befana e mio padre, a fianco, stava mangiando la sua fetta di Pandoro. Urlai “Ehi ma cosa fate è per la Befana!”. Quella mattina capii che come mio padre negli anni aveva vestito i panni di Babbo Natale, così mia madre era sempre stata la Befana. Ma lo ammetto, non fu un grande trauma: la calza c’era ed bella zeppa di tutto ciò che mi piaceva: quello era l’importante! Ogni anno, la mattina del 6 gennaio, mi sveglio e trovo appesa al pomello della porta della mia camera la mia calza della Befana, a volte, come quando ero piccola, accompagnata da un regalino: prima una Barbie o degli accessori per la bambola, adesso un libro, una sciarpa o dei piccoli gioielli. La Befana, la mia, non mi delude mai, e spero nemmeno la vostra!
Auguro una dolcissima Epifania a tutti voi, confidando davvero che ognuno di voi riceva una calza colma di leccornie che possano allietarvi il rientro al lavoro dalle ferie (per chi ne ha avute) e per chi invece, come me studia, che le caramelle e le cioccolate accompagnino i pomeriggi di studio tra una pausa e l’altra.
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!


