Latina, le sue storie maledette e quel vento “assassino”

Latina, le sue storie maledette e quel vento “assassino”

19 Gennaio 2020 0 Di Emilio Andreoli

A Latina siamo abituati allo scirocco,  è quel vento che ti entra dentro le ossa e ti rende cupo nell’animo. Arriva dal mare e non è freddo, ma ti senti congelare lo stesso, ti senti sciroccato. Però io voglio raccontarvi di un altro vento, quello freddo per davvero che raramente arriva da queste parti, ed è la “tramontana”. I veneti la chiamano “buriana” arriva da Nord, ma a me ricorda una storia maledetta…

 

È mercoledì 22 marzo del 1978, una bella mattinata di sole, è appena iniziata la primavera, ma si sa che a Latina ci sono giornate molto fredde a fine inverno, e non è raro vedere la cima della Semprevisa imbiancata. Nonostante la limpida giornata, la città è sferzata dal vento, è un vento freddo, ghiacciato, è la tramontana, arriva dal nord e i veneti lo conoscono bene, lo chiamano la buriana. Arriva fortissimo in piazza del Popolo dove non c’è nulla che può opporre resistenza. Si incanala da via Emanuele Filiberto, Corso della Repubblica, Corso Matteotti e arriva in piazza per diramarsi in Via armando Diaz e verso il lato sud di Corso della Repubblica.

I tre amici

Alvaro Coppetelli è un elettrauto, ha un’officina in via dello Statuto, vicino il tribunale. È un ragazzo molto gioviale e non è difficile fare conoscenza e amicizia con lui. È di Cisterna, ma da sette anni, da quando si è sposato, è venuto ad abitare a Latina. In città è già molto conosciuto e apprezzato per il suo lavoro.

Franco Bastonini è un vigile urbano motociclista, di quelli che va in “Moto Guzzi” e fa coppia con l’altro vigile Giuseppe Petitti. I ragazzi che vanno in motorino, sempre in due, li temono e cercano di evitare i due “pizzardoni” per non beccarsi multe o, alla peggio, il sequestro del motorino. Sanno che sono tra quelli più severi. Però Franco, finito il turno di lavoro, la severità la lascia nella divisa.

Francesco Paolo Martelli, è anche lui un vigile urbano. La mattina controlla il traffico davanti le scuole, che sono tutte nel centro della città. È una persona riflessiva e molto cordiale, la sua passione è dipingere e sta cominciando a fare le prime mostre di pittura, anche con discreto successo.

L’elettrauto Alvaro Coppetelli

La tragica storia del vento “assassino”

Alvaro li aveva conosciuti perché i due vigili capitavano spesso, di servizio, davanti al tribunale, vicino la sua officina. Con loro era nata una vera amicizia e quella mattina del 22 marzo,  il destino e le coincidenze furono decisamente contro.

Sono le 9:00 di mattina e Francesco Paolo è appena rientrato in “Comando”, dopo aver svolto il suo lavoro davanti le scuole. Il Comando dei vigili urbani si trova in piazza del Popolo sotto i portici all’angolo di via Duca del Mare. Franco invece è fuori servizio, ma ha voglia di prendere un caffè con il suo collega. Camminando lungo il portico, all’altezza dell’ex albergo Italia vedono Alvaro che ha attraversato la piazza e una volta raggiunti li prende sottobraccio:

Scommetto che andate a prendere il caffè. Stamattina ve lo offro io

Come mai da queste parti?” Chiede Franco

Sono andato a chiedere quando mi pagheranno alcuni lavori che ho svolto per il comune. In genere se ne occupa mio padre, ma stamattina ho preferito venire io

Alla sua destra Franco e alla sua sinistra Francesco Paolo, tutti e tre si avviano verso il loro destino. Camminando non si rendono conto che il bar Poeta è aperto, perché il mercoledì chiude per riposo settimanale, ma siamo sotto il periodo pasquale e le attività possono rimanere aperte.

Il vento è ancora più forte, alle loro spalle, quando attraversano la strada in prossimità della rosticceria Benedetti. Fa molto freddo e quasi pregustano quella tazzina di caffè che li attende al bar (oggi caffè degli Artisti) subito dopo la Standa. Sono quasi arrivati, mancano pochi metri. I tre amici arrivano all’altezza dell’incrocio con via Carducci e sul marciapiede c’è un palo che indica il senso unico che impedisce loro di passare insieme, perché sono ancora sottobraccio. Si spostano tutti e tre contemporaneamente, ed è in quel momento che quella gigantesca insegna di venticinque metri “Il Messaggero”, crolla a causa del fortissimo vento di tramontana.

 

Mentre camminano, avvertono solo il rumore del vento e non hanno il tempo per accorgersi di cosa stia accadendo vigliaccamente alle loro spalle. Francesco Paolo, che è alla sinistra di Alvaro, è sotto shock, perché l’insegna lo ha solo sfiorato, ma i suoi due amici sono lì sotto. Il primo a soccorrerli è il comandante dei carabinieri. Alvaro e Franco sono gravissimi, il primo viene caricato sull’ambulanza che è arrivata in pochissimi minuti, mentre l’altro viene caricato su un’auto di un soccorritore. Nel crollo è rimasto coinvolto anche un funzionario della prefettura, ma non è grave come gli altri due.

Francesco Paolo racconta:

E pensare che qualche minuto prima, su quel marciapiede, era passata una scolaresca. Sarebbe stata una strage” Da quel maledetto giorno sono passati più di quarant’anni, ma per Francesco Paolo sembra ieri e quando racconta questa storia si commuove ancora.

Articolo dell’epoca, dal quotidiano “Il Tempo”

Alvaro Coppetelli, il giovane e gioviale elettrauto morì a Roma, all’ospedale “San Giovanni”, dopo settantadue ore di agonia, lasciando la moglie e due figlie piccoline, aveva solo trentacinque anni. Il vigile Franco Bastonini riuscì a salvarsi, ma rischiando la paralisi. Latina rimase shoccata per quella tragedia come lo rimasi anche io, perché mio padre conosceva benissimo Alvaro, era suo cliente e qualche volta lo avevo accompagnato per riparare il suo vecchio Jaguar.

Oggi l’officina di Alvaro esiste ancora, grazie al suo “ragazzo di bottega” Ruggiero, che l’ha rilevata tanti anni fa dalla moglie. Io sono ancora cliente e devo dire che Alvaro gli ha fatto buona scuola di onestà e maestria, oltre che di giovialità.

 

Ringrazio la famiglia di Alvaro Coppetelli, la moglie Anna, e le figlie Claudia e Francesca. Ringrazio inoltre, Francesco Paolo Martelli.