Sezze, la pagnottella del Salvatore e nonna L’accetta

Sezze, la pagnottella del Salvatore e nonna L’accetta

19 Gennaio 2020 0 Di Rita Berardi

Riceviamo da Rita Berardi un prezioso contributo a lasciare memoria di una “eredità immateriale” setina. Un quadro di un mondo

 

Ieri Franco Abbenda ha presentato il suo libro di poesie in dialetto “”A RACCOLLE I’ VENTO “e proprio pensando a questo nuovo poeta dialettale setino mi torna in mente la storia dei soprannomi setini. E si perchè Franco a Sezze si conosce come FrancoZamamma e visto che oggi si fa un viaggio nel dialetto setino mi torna in mente come la mia nonna paterna (Vincenzina Molinari detta L’accètta classe 1911) non amasse I soprannomi.

Ma andiamo in ordine e diciamo che quando ero piccola mi portava con se tra un forno e l’altro di Sezze, dove lei non faceva la ”fornara”come ci tiene a precisare la mia zia Cesarina Pala ma faceva il pane e lo faceva buono, forse per questo che quando era tempo di dolci alla nonna Vincenzina Laccètta il Tortolo o Pagnottella Del Salvatore veniva bene! Il ”Tortolo ” infatti è un dolce lievitato come il pane ma con uovo e zucchero, morbido dentro con la crosta e scuro, fuori! Seduta in quel di Via Pitti angolo setino non solo da visitare con La preziosa chiesa Di Sant’Anna ma da non dimenticare; dove ogni passo che si fa è un pezzo di vita, un profumo, voci, visi di chi vi è vissuto, di fronte al forno, oggi ormai come tutti I forni di Sezze sono case, aspettavo quella donna dura nel fisico e nei modi che finita l’infornata tra una fetta di tortolo e l’altra iniziava a indottrinarmi.LA prima cosa, a cui teneva molto da progressista che era quella di non dire mai il proprio soprannome.Nonna non amava molto il modo setino di chiedere e dire il proprio soprannome e mi aveva talmente indottrinato su questo che quando con la mia cara amica Giusy Eianti scorazzavamo tra I vicoli di Sezze e le anziane donne sedute ”agl’uscio’ ti fermavano e :” hii che bella mammoccia! a chi si figlia ? Nonneta chi è’?”“, io restavo con la bocca serrata fino a quando tra l’insistenza e la naturale ribellione figlia dell’indrottinamento dicevo :“”sono figlia a Ginello quello che lavora all’Enel”“inizialmente per sviare, visto che il mio papa’ era famoso in quegli anni per il suo ruolo di operaio/ sindacalista ma loro, le vecchiette setine, volevano il soprannome e come se avessi di fronte la Gestapo non resistevo alla tortura e alla fine quel soprannome usciva naturalmente dalla bocca come fossero gocce di rugiada cadere dalle foglie: “sono nipote a Vincenzina Laccetta” Tante volte pensavo perchè quel soprannome? Forse al modo che aveva Nonna di essere dura, decisa e forte nei modi come un’accètta che quando colpisce il legno lo divide in due e porta fuori l’anima del tronco anche se il mio pensiero era capire pechè non volesse che noi giovani mantenessimo l’usanza dei soprannomi e tra il ricordo dei suoi tortoli e i suoi tanti insegnamenti sono cresciuta con una risposta non data, fino a quando un giorno, ormai grande, sempre in quei vicoli mi trovai per motivi di lavoro in casa di un vecchia donna setina e inevitabile fu sfuggire alla stessa domanda “”a chi si figlia ? Nonneta chi è?”” Lo stesso copione dopo 20 anni e se in altri tempi alla mia stessa risposta vedevo a volte anche un ghigno amaro nei volti, forse per il fatto che un figlio nn era riuscito ad entrare alla famosa Enel o forse perchè la nonna aveva dato (d’accètta)! Quel giorno dalla bocca di quella donna vennero parole come: ” hii pozzèsse bìnedíttà nonnéta che se non fosse stato che in tempo de gûèra se metteva annànzi a fa ì contrabbando io e tante femmene de Sezze ci sarìmmo morte d’appètito! Era iessa che ieva in prima linea, annànzi e arète, pé Roma a peti o co gli treno a portá l’òva,l’oglìo, cá vota quarche Tortolo nostro” e il racconto continuava lungo, mentre nella mia testa molti dubbi furono sciolti di come fosse appropriato quel soprannome alla mia nonna e perché quel dolce le vennisse cosi bene, scuro e duro fuori che quando si tagliava si sentiva il rumore della crosta e mentre in bocca la dolcezza e la morbidezza scioglievano l’anima!