Tutto ha inizio in una landa di morti di fame

Tutto ha inizio in una landa di morti di fame

22 Gennaio 2020 0 Di Maria Corsetti

Turismo a Latina – Capitolo primo

Si dice che Latina difetti di mentalità turistica.

Il percorso è ancora lungo, effettivamente ci sono voluti fior di decenni e ce ne vorrà ancora un po’ per cambiare l’idea di pianura pontina che nell’ordine è stata:

– lo spettacolo selvaggio delle paludi pontine, da ammirare per pochi, per il resto dell’umanità malaria d’estate, d’inverno un posto umido dove svernare le mandrie;

– la palude redenta a furia di braccia ingaggiate tra la povertà più misera prima della guerra e di DDt dopo;

– un sud comodissimo poco più a sud della capitale da industrializzare grazie alla mitica Cassa del Mezzogiorno. Una terra promessa per chi ancora una volta fuggiva dalla povertà più misera;

– il rifugio per i rifugiati di ogni ordine e grado. Prima degli italiani in fuga dal sud dell’Italia che altro non è che l’Africa, o dal nord est diventato Jugoslavia. Poi dall’est dell’Europa ai tempi dell’URSS, per proseguire con Asia e Africa, questa volta intesa come africani.

Praticamente una landa di morti di fame, disperati, senza altra meta che Latina e dintorni.

Con queste premesse credere che qualcuno, con il portafogli tale da concedere somme alle vacanze, venisse a trascorrere il proprio tempo libero qui era un’ipotesi neanche cancellata, proprio non ipotizzata. In realtà in epoca di boom economico c’è stato un fiorire di doppie case, scheletri tristi oggi in quel mare che può dare l’impressione di essere un film in bianco e nero visto alla tivvù anche d’estate.

All’elenco aggiungerei la spocchia lepina che ha sempre guardato dall’alto verso il basso la palude, vivendoci durante la settimana per precipitarsi sulle colline nel week end. Sui Lepini si celebravano matrimoni e battesimi, nelle chiese antiche e narrate in chiaroscuro, non come quelle di Latina, moderne e piene di luce.

Di fronte a un quadro del genere – me li ricordo gli anni ’70 a Latina, con i bar chiusi la domenica che è una cosa inconcepibile per chi è cresciuto a quei venti chilometri di distanza siderale della collina – ma come si può pensare che a qualcuno venisse in mente di parlare in maniera seria di turismo?

A parte l’epopea delle terme, che ha appassionato generazioni di giornalisti e lettori e trivellato le finanze pubbliche, ma come poteva mai venire in mente non dico di fare, ma di parlare di turismo?

 

Continua…