Italia Viva di Archidiacono e Giorgi

Italia Viva di Archidiacono e Giorgi

3 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Renato Archidiacono e Elisa Giorgi sono i coordinatori provinciali di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi. Faccio loro i migliori auguri “che cento fiori sboccino che cento scuole gareggino” come dicevamo sognando una Cina tanto diversa da quella che è. La nascita di questo partito è la prova di un bisogno diverso di partecipazione, è il bisogno di articolare una società politica che un artato bipolarismo aveva ridotto a due voci, spesso incomprensibili.

Detto questo va detto anche che il partito (movimento) nuovo ha il limite di essere costruito intorno ad un leader. Mi perdoneranno i puristi di questo mio lavoro che non prendono parte ma io non amo i partiti capo, ma mi piacciono i partiti comunità. Italia Viva nasce prima delle spazio politico che dovrebbe occupare, una operazione alla “vocazione maggioritaria” della nascita del Partito democratico. Si tratta di scelte fatte in vitro davanti alla crisi della partecipazione fatta di coinvolgimento e appartenenza che fu della prima repubblica (e iddio sa quanto bisogno avremmo di quella idea comunitaria), il rischio è un ricollocarsi intorno ad un leader che le sue partite le ha giocate, ma in un altro partito.

Giuseppe Saragat ci lasciò ma non rinnegando la casa comune, ma dividendosi sul percorso: andavamo nello stesso cielo per vie diverse. Qui leggo un io forte non una strada diversa e non c’è orizzonte. Fare Macron? Emmanuel Macron è forse già passato in Francia e torneranno i socialisti, fare Tony Blair? Era sicuramente strano l’inglese ma ha governato con le trade union dissentendo, non contro.

Ma c’è spazio per Italia Viva? La domanda è “c’è spazio per Matteo Renzi?”. Per Saragat ci fu spazio, ma lui conosceva Carlo Marx più di Pietro Nenni, lui non era di belle speranze, lui stava in una idea collettiva di speranze.

Mi sto leggendo le cose di Bettino Craxi, io non craxiano, quindi avversario della sua leadership ma non più o meno socialista di lui, non ci “legava” e “lega” la guida, ma quella idea verso cui andiamo. Qual è la società di Renzi? Certo non che sia definita di più l’idea sociale del Pd, ma questo è ancora capace in Romagna, terra di repubblicani mazziniani, socialisti anarchici alla Andrea Costa, comunisti impenitenti, cattolici interroganti, richiamare alla “pugna” contro qualcosa, in nome di una cosa. Ecco, non capisco seguire le persone e non le idee.

Detto questo i fiori di un unico colore non mi piacciono e ogni sfumatura diversa aggiunge e non toglie, buon lavoro e buon lavoro a Celina Mattei coordinatore comunale di Latina del partito. La Mattei sta nella maggioranza di Damiano Coletta, ora chissà se nel nuovo partito si discuterà di questa collocazione, sarebbe bello condividerla, per metodo nuovo.