Latina, la città che vorrebbe essere solo italiana

Latina, la città che vorrebbe essere solo italiana

3 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Dai dai, conta su…ah be, sì be….
– Ho visto un re.
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ha visto un re!
– Ah, beh; si`, beh.
– Un re che piangeva seduto sulla sella
piangeva tante lacrime, ma tante che
bagnava anche il cavallo!
– Povero re!
– E povero anche il cavallo!

(Ho visto un Re, Enzo Iannacci)

A Latina piangono i re ed i cavalli? I cavalli qui non sono contemplati, produciamo re di fanteria. Dico questo perché è tempo di scelte, tra poco più di un anno torneremo a votare per il sindaco. In tempi come questi gli aspiranti sono numerosi come i funghi di autunno, belli, grassi, colorati. Ma? Ma con i funghi devi stare attento, sono buoni, ma anche ingannevoli. Siamo 120 mila e dal 1994 tutti ipoteticamente sindaci, non serve il curriculum, serve un poco di incoscienza, un poco di retorica passatista, e tanta benevolenza verso se stessi. Il resto lo fa l’ambizione che non è proprio la caratteristica più vicina alla intelligenza. La competenza? Vai a guardare il pelo. La conoscenza della città nella sua complessa e contraddittoria storia? Basta leggersi un romanzo e sai tutto.

Poi creiamo eden mai esistiti, Littoria è 4 case pubbliche lungo 10 anni, diventa la Città del Sole di Campanella. Il tempo fa polvere sul dolore e diventa oro anche la latta. Poi scriviamo libri nuovi senza trama, sogniamo diventando illusi in realtà misere.

Manca il cavallo, quella comunità dove ci ci sente capaci di correre per sé, non in funzione di ogni re. Siamo, nessuno escluso, dei regnicoli non dei cittadini. La cittadinanza presuppone il tarlo della contraddizione, il dolore di ammettere di aver sbagliato.

Qui non ha sbagliato mai nessuno: non l’hanno fatto i fascisti che, solo qui, hanno l’immunità di aver fatto bene; non l’hanno fatto i democratici che hanno l’immunità che c’era tutto da fare, non l’hanno fatto i ritornati fascisti nel bisogno di origini che non c’erano, non l’hanno fatto gli attuali che dovevano salvare tutti e tutto dal male. Mai uno, dico uno, che abbia considerato questa, semplicemente, una città italiana.

Tutti l’hanno considerata un palcoscenico alla propria commedia, e manco c’è un teatro.

Sarebbe bello ripartire da una Latina, semplicemente, città italiana con dentro mille idee, qualche re, ma capace di piangere il cavallo.