Latina e quei viali ormai “calvi” la nostalgia degli alberi

Latina e quei viali ormai “calvi” la nostalgia degli alberi

16 Febbraio 2020 0 Di Emilio Andreoli

Il mio ruolo è quello del narratore, non sono né un tecnico né un politico, quindi non so se i pini di viale Mazzini andavano tagliati tutti, oppure qualcuno poteva essere salvato. Io sento solo il dovere di raccontare la mia città e le mie storie, che poi sono un po’ le storie di tutti i latinensi.

 

A Latina se parti dal tribunale, per viale Mazzini, arrivi in piazza del Popolo. La attraversi, passi sotto gli archi e ti trovi il palazzo delle poste, anzi, quel che rimane del palazzo delle poste, grande opera futurista dell’architetto Angiolo Mazzoni. Ci giri intorno e c’è uno splendido viale, anzi, ex splendido viale. “E poi diritto fino al mattino” cantava Edoardo Bennato, perché arrivi in piazza del Quadrato dove c’è una fontana che rappresenta la palude liberata dalle acque, di conseguenza le origini della nostra città.

La statua bronzea dello scultore bolognese Pasquale Rizzoli, dai lineamenti marcati e muscolosi, trasmette tutto lo sforzo dell’uomo per sconfiggere la palude. A guardarla mi fa sentire tutta la stanchezza che hanno provato i nostri bonificatori.

 

Ora se torni indietro ti accorgi che è nato per primo questo viale. L’architettura è rurale, come le statue dello scultore Egisto Caldana, poste sugli edifici della piazza che rappresentano le famiglie contadine. Fino al comune in piazza del Popolo respiri aria rurale, come doveva essere Littoria, ma poi? Ecco il cambio di passo della città di fondazione, che nel 1934 diventa provincia. Il palazzo monumentale dell’intendenza di finanza lo dimostra e ti apre le porte all’altro viale fino al tribunale da cui siamo partiti.

 

Viale Mazzini e viale Italia, le vie più belle della città, dove ognuno di noi conserva ricordi indelebili. Ogni viale che si rispetti ha gli alberi, e noi avevamo dei bellissimi pini. I primi a cadere sotto i colpi della motosega sono stati quelli di viale Italia. Quattro anni fa capitai per caso, il giorno che iniziarono a tagliarli. Ebbi una stretta al cuore, quel viale non potevo proprio immaginarlo senza i cari pini di fondazione. Da ragazzino lo percorrevo sempre per andare a studiare chitarra dal maestro Orazio di Pietro che aveva lo studio dietro piazza del Quadrato, accanto all’edificio storico dell’Opera Nazionale Combattenti.

 

Un viale silenzioso, ma suggestivo perché realizzato nel primo nucleo di fondazione, ancor prima di piazza del Quadrato. Al centro del viale c’era una grande strada a doppio senso di marcia, e poi due corsie laterali che usavano i residenti delle palazzine dell’INCIS. Poi negli anni novanta fu pavimentata, credo con l’amministrazione del sindaco Finestra, e per me fu uno sbaglio.

Latina ce l’hanno sempre invidiata per le strade larghe, non esiste nessun centro storico in Italia come il nostro e noi che facciamo? Restringiamo le carreggiate o addirittura le pavimentiamo. Insomma il viale senza strada e senza pini è oggi inguardabile. È vero, sono stati piantati altri alberi, ma io non godrò più di quell’ombra storica e questo mi rattrista.

 

Per non farci mancare altra tristezza, in questi giorni è toccato anche a viale Mazzini. E lì i ricordi sono ancora più forti. Noi del Galilei, all’epoca scuola prettamente maschile, un passaggio lo facevamo sempre, perché se volevi vedere le ragazze dovevi necessariamente andare davanti al ragioneria e al liceo classico.

1956 Viale Mazzini: palle di neve tra studenti ragionieri e liceali

Tempi difficili per noi romantici

Quanti amori sono nati in quel viale sotto quei pini, e quanti scontri negli anni settanta tra quelli di destra e quelli di sinistra. Quegli alberi sono stati testimoni imparziali di tutto ciò che è accaduto. La mattina, all’entrata e all’uscita da scuola, diventava piacevolmente chiassoso, ma il pomeriggio silenzioso e romantico.

 

Adoravo in autunno calpestare le foglie morte dei platani e passeggiare, mano nella mano, con quella ragazza del liceo, tutti i pomeriggi di troppi anni fa. Due cose adesso saltano agli occhi, quando guardi il viale senza alberi. La prima, è quanto stona l’edificio del liceo classico rispetto all’architettura di fondazione. E la seconda, il grattacielo che si lascia guardare spudoratamente senza veli.

 

E no, viale Mazzini non sarà più lo stesso, come non lo è più viale Italia, e Latina sarà ancora un po’ più triste. E comunque il dubbio rimarrà sempre: si potevano salvare alcuni di quei pini? Possibile fossero tutti malati? Certo, l’incolumità delle persone viene sempre al primo posto, ma ci sono modi e modi. Non si può da un giorno all’altro far svanire il vissuto senza una necessaria preparazione psicologica. Abbiamo subito inermi alla cancellazione dell’immagine di un pezzo della nostra vita, e ancora una volta è mancata la sensibilità… quanto siamo ancora distanti dall’essere una vera comunità.

 

Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti…

Jacques Prevert