Sezze, la caciata e la scoperta di un amico (dedicato a Massimo Santarelli)

Sezze, la caciata e la scoperta di un amico (dedicato a Massimo Santarelli)

16 Febbraio 2020 0 Di Rita Berardi

Quando anni fa precisamente nel lontano ottobre del 1999 feci il colloquio per scrivere sul quotidiano Latina Oggi a selezionarmi c’era il redattore Massimo Santarelli e dopo aver visto un mio articolo pubblicato su un mensile femminile “Pratica” sulla strage mafiosa di Capaci e altri articoli su Millenium il mensile setino di costume e societa’ diretto da Fabio Benvenuti prima di dirmi della prova mi chiese perche’ non gli avessi portato le paste di Sezze conoscendo le gentili abitudini setine che quando “jamo pè le parti” cioe’ quando si va dai professori, primari, amici o parenti lontani si porta sempre le “pastarelle” di Sezze, la mia risposta fu che lui non era ne professore e tanto meno ”mmèddìco” ed essendo forse mio futuro capo non era proprio carino presentarsi con il famoso ”cabarè”.

Massimo Santarelli

Iniziai il mio mese di prova a patto che se fossi entrata al primo Natale che veniva dovevo pagare pegno e fu cosí che dopo un duro mese durante il quale il Santarelli fu severo, pretestuoso, ligio ed esigente superai la prova e come da scommessa, paste furono per tutti. Da quel giorno il gioco di Massimo era quello di prendermi in giro sulle pastarelle fino a quando un giorno, come tutti I giorni chiamò alle 11’30 per sapere cosa avessi da mandare anche se spesso chiamavo io, preferiva chiamare lui sostenendo che data la misera paghetta meglio che pagasse Giuseppe Ciarrapico, le telefonate.Dopo esserci messi daccordo sul pezzo da mandare mi venne la fantasia, essendo periodo di Pasqua, di provare a fare la “Caciata“. Una crostata di ricotta che se fosse in una gara di scherma se la batterebbe a colpi di fioretto con la famosa “Pastiera Napoletana”.Fatta con pasta frolla, ricotta, uovo, zucchero e cannella e , o anche polvere di caffè;la Caciata di Sezze è l’apoteosi dei dolci setini perchè quando la mangi non sai se è più buono il sapore della ricotta o la pasta frolla e quindi non sai mai come finire tra un morso e l’altro, se mangiare prima tutta la ricotta o prima la parte più alta della pasta frolla. Fu cosí che chiamai mia madre a telefono fisso per farmi ridare bene la ricetta da mia zia Marcella stando io a Suso e loro ai Cappuccini, dove vivono tuttora.Fatto il primo passo, mi misi all’opera nella speranza di fare almeno bella figura, tanto che non ne feci una o due, ma bensì quattro caciate e quando verso le ore 19,00 ad opera finita e riuscita divinamente stavo quasi per farmi un applauso, a me medesima, ecco squillare il telefono con Massimo Santarelli che tra un parolaccia e l’altra anche, mi chiese il pezzo e io: “porca troia me so dimenticata è che stavo a fa le caciate” così che conoscendo bene di cosa parlavo dati I suoi trascorsi giovanili a Sezze, si dimentico’ del pezzo e divento’ un angioletto come sapeva ben fare volendo convincermi a portargli il dolce bottino delle caciate e siccome lo sfotto’ e’ di casa tra I giornalisti, quasi come al bar, se non stai al gioco hai gia’ perso in partenza e di contrappunto ” mi spiace capo ma anche se mi hai convinto a tifare la Lazio per lo scudetto, a me che sono Romanista, per la caciata fatta con le mie dolci manine come dici te, non ci sono ragioni anche perchè andrei contro I miei principi femministi”.Fu così che da quel giorno il tema dei giochetti dialettici che amava fare furono: ” se non mi porti la caciata non scrivi o diventi della Lazio” oppure :”Ritina mi hai fatto la caciata oggi, perche’ lo sai che non ti do spazio”, tutti I giorni, fino a quando, un giorno squilló il telefono ma dall’altra parte non c’era il mio redattore Massimo Santarelli a chiedere se fosse il giorno giusto per la sua desiderata caciata, ma un nostro caro collega, Paolo Sarandrea che mi diede la brutta notizia di Massimo. Da quel giorno non feci neanche più una caciata e ogni volta che ne vedo una penso sempre se in quel cielo azzurro come la sua Lazio, il mio caro redattore abbia incontrato una brava donna setina capace di fargli una “Caciata” come diciamo noi a Sezze “accòmmé Cristo cûmmánnà”.

 

Nella foto Rita Berardi giornalista con Nino Manfredi in visita a Sezze