Lettere al direttore: Il suicidio assistito della politica italiana (Davide Lanfranco)

Lettere al direttore: Il suicidio assistito della politica italiana (Davide Lanfranco)

16 Febbraio 2020 0 Di Fatto a Latina

Davide Lanfranco un nostro lettore (e mio compagno di viaggi di treno dixit) ci ha inviato una riflessione politica che volentieri pubblichiamo. La lettera è stata inviata anche a Avanti! on line che, come noi, l’ha pubblicata. Lo ringrazio per l’attenzione che manifesta e per le considerazione che ampiamente condivido. Questa testata è a disposizione per ogni confronto che è il sale di ogni libertà e l’antidoto di ogni idiozia autoritaria: sia sulla questione della cancellazione della prescrizione, una barbarie giuridica ignobile, sia alla incapacità della politica di difendere la sua autonomia sono d’accordo con Davide. Buona lettura.

 

Buongiorno Direttore,
la sentenza del settembre del 2019 relativa alla morte di DJ Fabo che, di fatto, ha legalizzato, ad alcune condizioni, il suicidio assistito ci fa tirare un bel sospiro di sollievo, alla luce degli eventi politici recenti; eventi che, altrimenti, avrebbero determinato l’incriminazione coatta della quasi totalità della classe politica italiana per aver assistito fattivamente nel suicidio della politica stessa. Mi riferisco alla proposta di riduzione del numero dei parlamentari approvata lo scorso ottobre ed al voto favorevole con cui l’aula del Senato ha accolto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del leder della Lega, presentata dal Tribunale dei ministri di Catania, per il caso Gregoretti.

Due fatti apparentemente scollegati ma, a mio avviso, parte di uno stesso disegno, forse inconsapevole, posto in essere da soggetti, i gruppi politici italiani, che saranno i becchini di se stessi; con profili quindi di involontaria comicità. La scelta della diminuzione del numero dei parlamentari, non inserita nel complesso di una riforma del sistema istituzionale, determinerà solo un Parlamento più debole e meno rappresentativo della società italiana. Col risultato che il potere decisionale sarà sempre meno “popolare” e sempre più nelle mani di potentati economici o burocratici sovranazionali che avranno ancora più forza di quella attuale, su assemblee di figuranti.

La decisione sul caso Salvini-Gregoretti è ancora più allucinante e ricorda la storia di quel tale che per far dispetto alla moglie si tagliò i gioielli di famiglia. Ora, la scelta fatta nell’ambito specifico, quello della gestione dei flussi migratori, è stata una scelta puramente politica; tant’è vero che lo stesso Procuratore della Repubblica di Catania Zuccaro aveva deciso di archiviare la posizione dell’ex Ministro. Tra l’altro una scelta, se non condivisa, almeno non osteggiata dagli alleati di governo del tempo, gli ineffabili 5 Stelle, che ora lo mandano a processo. Personalmente non so se questa decisione possa avere un impatto elettorale favorevole alla Lega, anche perché se Salvini venisse condannato, eventuali voti in più, per via della legge Severino, li potrebbe utilizzare esclusivamente come carte del Monopoli, visto che decadrebbe da senatore e non sarebbe candidabile per il prossimo futuro.

Quello che rimane invece, per ora e per il futuro, è che tutte le decisioni e scelte politiche saranno, di fatto, appaltate sub judice alla magistratura. Perché Salvini passa, ma le boiate restano. Pensate un po’, che ne so, se tra uno o due anni, il governo rossogiallo dovesse “salvare una banca” per via di un peggioramento della crisi economica. Immaginate che, a Trani, il signor Indignato Moralisti avendo sulle scatole, il governo rossogiallo denunci alla locale Procura il Presidente del Consiglio ed il ministro dell’Economia per indagati per concorso in usura continuata e aggravata. Immaginate che un Pubblico Ministero, in ossequio al principio di obbligatorietà dell’azione penale, chieda l’autorizzazione a procedere. Immaginate.

 

Davide Lanfranco

Nella foto il lancio di monetine davanti all’hotel Raphael di Roma. L’inizio del suicidio della politica italiana