E venne primavera senza inverno

E venne primavera senza inverno

16 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

E venne primavera senza inverno, strano mondo mite dove le cose non trovano mai più posti estremi. Oggi il sole è così caldo che ti potresti abbronzare, far la pelle respirare. Una primavera con la dolcezza che ha ma che si spiega solo se hai avuto freddo.

La primavera mi si annuncia da quando sono piccolo con dei mandorli lungo le coste di Sezze. Li incontrai fiorito una mattina di fine febbraio passandoci sotto in Vespa con mio padre.

Ero dritto sul predellino e reggevo forse il manubrio, lui mi abbracciava tenendo le manopole. Dovevo tenere forte, ma non ostacolare le manovre, e l’asfalto lo vedevo sotto di me. “Vedi, quando fioriscono questi mandorli è primavera”. Due parole mica di più, noi parlavamo poco, ma da allora e fino a che mi toccherà segnare gli anni la primavera è questa finestra di fiori lungo una strada che sale e una curva che i “motori” si piegano e metti la seconda per non perdere giri.

Chissà cosa direbbe papà di questa primavera lunga, senza inverno, senza i segni del tempo.

La primavera si annunciava con dei fiori, ma ancora c’era un poco di tempo poi, dopo un poco arrivava mio nonno con le “scafe” (le fave). La granella era custodita in baccelli con dentro una “spugna” come quella in cui i gioiellieri custodivano gli anelli. La primavera aveva segni, poi l’erba cresceva, poi tutto rinasceva. Oggi non ho il coraggio di guardare non saprei come leggere un mondo in cui non ci sono gli inverni.