Latina da Milano a Predappio, i 30 anni inutili

Latina da Milano a Predappio, i 30 anni inutili

17 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

In politica conta il tempo, quello che risolve prima diventa un problema poi. Esiste il tempo inconcludente del rancore, della invidia che non è mai generosa e sempre suicida ed c’è un tempo del fare.

Sono figlie di questa roba, del rancore, la Lega della prima ora (quella del faso tutto mi), quella di Franco Fiorito l’aennino che lanciava le monetine a Bettino Craxi ed è finito a fare Batman in Regione con le banconote, i 5 stelle, i civici alla Damiano Coletta. Tutti diversi, tutti egualmente morali e gridanti onestà per gli altri.

Ma esiste un tempo nuovo in cui si scopre che non serve urlare ma ragionare, ma fare di cose complesse complessi ragionamenti. La gente è passata dalle monetine (infami) a Bettino Craxi a andare a vedere Hammamet e scoprire che l’orco era un uomo, complesso, difficile ma che stava dentro i valori di una società da costruire. Le libertà civili, l’idea che il benessere non è da ringraziare dio ma da costruire, che la politica è sviluppo ed i magistrati con i burocrati sono difesa dell’esistente, diventa accettata ora quanto era rigettata fino a ieri.

Esiste un ritorno alla competenza contro l’idolatria dell’ignoranza di Emilio nella idea di Rousseau che““l’uomo è naturalmente buono” che sostituiva l’idea di Machiavelli (ripresa da Hobbes)“homo homini lupus”, l’uomo è lupo per gli altri uomini.

E nasce la vita piena di senza: senza zucchero, senza lattosio, senza farina. Tutto quello che è tecnica e cultura è male, l’ignoranza è il valore della società. Lo Stato da regolatore della vita diventa “impositore” dell’etica della naturalità.

Ma non funziona, l’uomo sopravvive si usa il pollice opponibile e la complessità della conoscenza sedimentata nei secoli, l’ignoranza non è meglio, ma ignora il meglio.

Cambiano le cose, cambia il linguaggio, cambiano le sfide e il moralismo non è morale se dimentica che l’uomo è nella natura e non è contronatura. Cambiano le cose quando la gente ha il “rinascimento” di pensare che i nodi si sciolgono con la ragione non aspettando una dea della provvidenza che non c’è.

E vengo a Latina: il volontarismo dei colettini è incapace, non ha gli strumenti per la società complessa, non da risposte ma rimanda all’onesta sbandierata che evidenza l’inutilità pratica, e segue un coerente percorso iniziato dal ’92 con l’antipolitica di una destra che lo era, lo abbiamo scoperto dopo, solo perchè esclusa dalla politica. Il ritornello “è colpa di quelli di prima” non lo conia Damiano Coletta ma Finestra, lo racconta Zaccheo, salvo scoprire con Coletta che quelli di prima sono diventati loro. Fino a Redi nessuno neanche pensava a colpe da spostare indietro nel tempo: Domenico Di Resta dei comunisti, o Massimo Passamonti dei socialisti non accusavano di “essere prima” i democristiani, ma proponevano un dopo: la città anche della periferia di Di Resta, alla città che diventava polo economico del centro storico dei lepini di Passamonti. Vince invece il modello di “torniamo a Littoria”, che è come se a Roma volessero tornare a Romolo e Remo (Cencelli e Frezzotti) e la Lupa capitolina fosse Mussolini. 

Trenta anni di giri a vuoto, neanche una opera realizzata e il centro storico musealizzato (ma senza museo) e svuotato di ogni funzione borghese: residenza, commercio, formazione, finanza, trasporti.

Bisognava togliere per tornare alla monumentalità, trasformare la città da essere vivente a quadro di Giogio De Chirico. 

Se Latina vuole rinascere deve tornare ad essere sporca di vita, non pulita di ideologia. Abbiamo fatto di una città il set di una Cinecittà dove si girano solo telefoni bianchi.

C’è un nuovo tempo, il ritorno alla normalità. Latina deve guardare a Milano, dove già si ricomincia a fare figli, dove i quartieri rinascono, dove si fanno grattacieli, dove ci si candida alla leadership della conoscenza e delle bellezza. Francesco De Gregori cantava di “Latina grande città del nord”, ed era il 1987, e la città aveva come mito Milano. Ora ha Predappio, nonostante Coletta che continua a pensare in continuità con la maledizione di quelli di prima.