Sezze, la storia della ciambella all’acqua e il suo miracolo

Sezze, la storia della ciambella all’acqua e il suo miracolo

23 Febbraio 2020 0 Di Rita Berardi

Tra I miei tanti giovanili lavori feci l’ assistente tutelare agli anziani e aisabili per conto della allora coop. Eureka 2000 di Sezze.Lavoro per il cui se non hai più che umanità ad un gran bisogno non si riesce a fare ed è per questo che ammiro le colleghe tuttora attive con grande professionalità ed umiltà in questo difficile lavoro che meriterebbe un più riguardo nello stipendio e nella considerazione.

Cosa ha a che fare una “ciambella dolce all’acqua” setina con la descrizione del lavoro di assistente?

Lo capirete solo continuando la lettura, grazie.

La ciambella dolce d’acqua è uno uno dei tanti dolci della vasta gamma setina che tra I più regali e golosi, nella mia infantile esperienza avevo altamente snobbato ciò che invece, durante il mio lavoro di assistenza non potetti fare.Il lavoro di assistenza veniva eseguito seguendo a rotazione I cosiddetti ”casi” suddivisi dalla mattina dalle ore 7’30 fino alle 12.30 in igiene corpo, pulizia casa, spesa e compagnia. Per compagnia non si intendeva ”la dama di compagnia” ma assistere delle persone molto anziane con problemi di deambulazioni o con alzhaimer o sindrome depressive che avevano bisogno di socializzare e per questo trovavano in me un positivo riscontro di empatia e predisposizione all’ascolto.

Fu cosi che nel caso di una anziana con alzahimer laddove per alcune risultava un inferno, anche se, questa malattia è un inferno più per I familiari che per il malato stesso era l’ascolto di racconti tra ricordi reali ed idealizzati facendomi scoprire un mondo particolare ma affascinante su cui solo alcuni anni dopo avrei ricevuta una spiegazione scientifica dal mio amico scienziato francese Jean Luis Dominique Delcroix.

Mentre dalla bella anziana signora per quale vivo è il ricordo dei suoi occhi blu oltremare, più che raccontare io, cosa accadesse fuori dalla sua isolata stanza, mi incuriosivano Ie sue esperienze di emigrata in giovanissima eta’, in Svezia che a suo dire sembrava essere un popolo cattivo e razzista demolendo la mia idealizzazione di popolo civile.Fino al caso di “Marianna” una vecchietta di cui mia figlia Marianna Di Meo allora di cinque anni portava lo stesso nome. Viveva in assoluta solitudine senza alcun familiare, il mio compito era di fare la spesa e due chiacchiere dato che nonostante I suoi più che novant’anni alle pulizie della sua piccola casa di 20 mq riusciva benissimo, compresi i lampadari con mia grande perplessità, la stessa che ebbi quando alcuni giorni prima di Pasqua, invece di mandarmi a comprare la sua solita ricotta per condire la pasta mi chiese se potessi andare a comprarle un vassoio di ciambelle dolci all’acqua alla pasticceria da “Teresa” come faceva ormai da piu’ di dieci anni per mandarle al professore che l’ aveva in cura.

La ciambella dolce d’acqua non è un dolce che si porta di consuetudine “pè le parti” come diciamo noi ma lei mi assicuro’ che quel dottore le gradiva molto e cosi’da buon soldato obbedii. Arrivata da “Teresa” in via Guglielmo Marconi (gia via Felice Cavallotti)  chiesi per ambasciata 12 ciambelle che si presentarono alla mia vista ben allineate, perfette nella forma e nel colore, bionde sotto e imbrunite con striature color miele sopra, per il sapore invece dovetti attendere.

Comprai infatti, una sola ciambella per me, per curiosita’, proprio per scoprire cosa avessero di così speciale tanto da farle richiedere ad ogni Pasqua dal famoso professore. Dopo una faticosa mattinata di lavoro il pomeriggio a casa ci fu l’atteso assaggio.

Premetto che per mangiare la ciambella di Sezze che non è salata con semi di finocchio come quella “ciociara” ma fatta di sola farina e acqua, bollita prima e poi cotta al forno con qualche altro ingrediente che solo Teresa conosce bisogna essere decisi prima nel spaccarla a meta’, unico modo per iniziare a mangiarla e poi, avere una buona dentatura per il primo morso perché poi la morbidezza e quella particolare delicata dolcezza viene con le successive masticazioni lasciando al palato un gusto più che invitante nonostante sia fatto con materie semplici, come d’altronde sembra essere il percorso temporale ed energetico dei cicli che portano “il cerchio della vita” a chiudersi nei diversi punti di inizio con durezza o dolcezza. Ed è così che dopo aver letto ieri,la notizia che il centro di ricerca alzahimer di Rita Levi Montalcini chiude per mancanza di fondi, come aveva previsto il mio amico scienziato che con la Levi collaborava, quel cerchio non ha avuto una dolce chiusura data anche la morte di Jean ad un passo dallo scoprire la causa dell’alzahimer.

Mentre il cerchio sulla Svezia ha avuto un positivo ritorno quando ho scoperto che Ismail, il ragazzo afghano conosciuto durante il suo soggiorno a Sezze nel corso dell’affidamento del di mio ora figlio Ousama Zoubbairi, vive In Svezia con la sua famiglia sfuggita alle atrocità dei talebani e lavora da Eatitaly come panettiere, mestiere appreso proprio nei forni setini. Il cerchio invece si è chiuso con dolcezza per quanto mi riguarda quando costretta da 20 anni a stare per lunghi periodi in solitudine a causa della mia sindrome fibromialgica ho fatto insegnamento dalla esperienza della vecchietta Marianna che la solitudine può essere lunga e gradita compagna di viaggio laddove si riesca a mantenere le proprie sane abitudini qualunque esse siano come per me è stata quella dello scrivere