Latina, i giardini rifatti nella politica da fare

Latina, i giardini rifatti nella politica da fare

28 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Il sindaco di Latina inaugura il rifacimento di Piazza del Popolo, un poco di gente, la piazza riprende il suo aspetto con cose piccole in spazi grandi. E’ nata così, è vissuta così, forse è giusto che sia così. Le cose si fanno: il sindaco ha la fascia, sorride camicia senza cravatta. Quelli dell’opposizione ci sono poco distanti, quelli della maggioranza sono festanti. E’ uno spaccato di questa città, plastico, un quadro di Rinaldo Saltarin, ma sociale. Il sindaco, Damiano Coletta, ha un suo mondo una rete figlia di una rivoluzione forse venuta meno, venata di qualche delusione ma c’è. Nel primo turno delle elezioni di 5 anni fa il 17% lo ha scelto come prima opzione lui, poi il 75% come seconda. E’ comunque un mondo e i voti si contano, non si immaginano, non si pesano, non si contraddicono, non si ripetono, sono istantanei.

 

C’è una “destra” defilata dentro una ansia di protagonismo per deliro di vittoria: piatto ricco mi ci ficco. Nuove ambizioni, vecchie ambizione, poi un terreno friabile: anche un elefante se lo fai a pezzi ha la consistenza di un pezzo di coniglio.

Il centrodestra a Latina è grosso, per dirla alla Pannella, ma non è grande e pesa, pesa a Fondi, pesa a Terracina, peserà a Latina.

Poi c’è la sinistra, meglio, ci sono le sinistre che se si vogliono ridurre ad una sono contronatura, sono diverse, sono sensibili a mille moti, in un moto unico di definire il campo di battaglia ed il nemico.

In Emilia Romagna vincono perché era “chiara” la crociata. Il nonno partigiano ha richiamato il nipote da aperitivo e gli ha chiesto di non far passare i nuovi fascisti, il ragazzo impegnato gli ha raccontato di quanto era brutto un mondo chiuso e a Rimini e Riccione i ragazzi amano differenze meravigliose, ed a Bologna fanno università dall’XI secolo, e l’universo non Modena è il loro orizzonte. Esiste un mondo di delusi di Coletta, ma anche di paurosi della restaurazione. C’è chi è deluso da Robespierre ma non vuole il ritorno di Luigi XVI. C’è chi non ama i giacobini ma non  vorrebbe vedere la Gironda, e sono tanti.

Quindi, la partita non è scordata e vince chi gioca audace, non chi si arrocca. Come il coronavirus che non lo batti se ti chiudi dentro, sie già morto, ma se sfidi la paura e osi la vita normale.

Dalla piazza zampilla l’acqua, è bella ma a me non piace (troppo vuota, ma pure prima non piaceva), ma lì sta la sfida vince chi osa il possibile, non chi immagina l’improbabile. Ed è meglio una piazza brutta ma ben curata di una piazza brutta brutta in attesa di farci la Piazza Rossa.