Massimo Cassia e quel maledetto carnevale del 2014

Massimo Cassia e quel maledetto carnevale del 2014

1 Marzo 2020 0 Di Emilio Andreoli

La storia di Massimo Cassia è una storia recente, era il miglior tecnico audio della provincia pontina. Un ragazzo sensibile e generoso, che io ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare per la sua umanità, e per le sue competenze. Ma il destino è sempre in agguato e quel maledetto carnevale del 2014 gli è stato fatale.

La notizia di qualche giorno fa, del ragazzo di Minturno caduto da un carro allegorico che aveva partecipato alla sfilata del carnevale di Scauri e che versa in pericolo di vita, mi ha riportato a quella maledetta domenica 2 marzo del 2014. Massimo Cassia stava su di un carro allestito per la sfilata del carnevale di Latina. Lui aveva  curato tutta la parte del suono di cui era un mago.

È pomeriggio e a Latina i bambini attendono i carri, ma il destino vuole che un nuvolone nero e pieno di pioggia stravolga la giornata di festa. I carri intanto escono lo stesso dal deposito di via dei Monti Lepini. Sanno che a Latina sta piovendo copiosamente, allora dirottano la loro destinazione su Pontinia, perché a occhio nudo si vede che il cielo da quelle parti è libero dalle nuvole.

La caduta dal carro

Massimo è su uno di quei carri e sta vicino, come sempre, alla consolle. Ha voglia di mettere musica, tra una bevuta e una sigaretta. Stanno tornando al deposito, dopo aver fatto felici i bimbi di Pontinia. Sono al semaforo del bivio e imboccano via dei Monti Lepini. Un paio di cento metri più avanti, il dramma. Massimo si alza proprio mentre stanno incrociando sulla strada un cavo della Telecom che lo prende in pieno, e come una fionda viene lanciato sull’asfalto. Una caduta devastante. I soccorsi arrivano subito, ma lui è in coma. Portato in ospedale viene operato d’urgenza. La sua vita è appesa a un filo…

Massimo Cassia

Massimo, per gli amici Max, l’avevo conosciuto che era un ragazzetto. La mamma aveva una profumeria in via DiazLella”. Aveva frequentato l’istituto professionale, dove si era diplomato. Capii subito che tecnicamente era eccezionale, eppure di persone competenti, nel mio lavoro, ne avevo conosciute tante, ma lui era veramente di un altro pianeta. L’audio non aveva segreti, lo respirava come fosse aria.

Dietro il sorriso la sua timidezza

Era alto e molto magro, sempre sorridente, ma quel sorriso nascondeva la sua grande timidezza. Veniva spesso nel mio negozio, collaboravamo. Io vendevo i prodotti audio per i locali e lui li andava a montare e collegare. Max mi dava tranquillità perché sapevo che se ci fosse stato qualsiasi problema tecnico, lui lo avrebbe risolto.

Certo, quando muore qualcuno è facile cadere nella retorica e usare aggettivi superlativi, ma quello che sto scrivendo di Massimo è quello che ho sempre pensato di lui. Ovviamente non era esente da difetti, come tutti i mortali del resto. Chi ha frequentato le discoteche come me, non può non ricordarlo vicino a una consolle in aiuto del dj. Se improvvisamente la musica si interrompeva, lui, in pochi istanti, in mezzo a quei grovigli di cavi, faceva tornare tutto alla normalità.

la solidarietà

Voglio però tornare indietro di un po’ di anni. Chi non ricorda la notte del 6 aprile 2009? Latina quella notte tremò, e l’Aquila venne distrutta completamente dal terremoto. Nei giorni successivi Edo Macicone, amico fraterno di Massimo Cassia, su incarico del governo britannico, venne chiamato per le sue qualità di tecnico informatico, specializzato in reti telematiche, per andare ad aiutare gratuitamente la popolazione aquilana, colpita dal violento sisma.

Edo chiamò subito Massimo per dirgli che sicuramente sarebbe servito anche un tecnico audio e lui, che tra l’altro non navigava nell’oro, perché della sua bontà e timidezza qualcuno ne approfittava, senza esitazioni si mise subito a disposizione. “Partirono in due ed erano abbastanza” cantava Antonello Venditti. Massimo dimostrò ancora una volta una nobiltà d’animo non ordinaria. Rimase diversi giorni a l’Aquila ad aiutare fattivamente i terremotati.

il tragico epilogo

Ma torniamo a quelle tragiche ore dell’incidente. Massimo dopo l’operazione all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina viene trasferito a Volterra in provincia di Pisa, presso il centro clinico di riabilitazione multi specialistico “Auxilium Vitae” e successivamente presso l’Istituto Neurologico MediterraneoNeuromed” di Pozzilli in provincia di Isernia.

Il suo calvario durerà poco più di un anno, tra coma e risvegli, tra speranza e illusioni. In effetti qualche piccolo segnale di miglioramento si stava manifestando, ma purtroppo in quelle condizioni il pericolo di ricadute è sempre in agguato. E così è stato, e il 28 aprile del 2015 un’infezione letale se l’è portato via ponendo fine alla sua agonia.

Mi sembrava doveroso ricordare Massimo Cassia, non perché fosse mio amico, ma per raccontarvi di una persona speciale a cui ho voluto bene, come ne hanno voluto tutti quelli che lo hanno conosciuto. Chi ha sfruttato la sua bontà invece, se ne dovrebbe vergognare.

A Massimo Cassia, uno di Latina da non dimenticare.

Ringrazio Edo Macicone per la sua disponibilità