Formia, il corona virus e i luoghi comuni del male sempre “importato”

Formia, il corona virus e i luoghi comuni del male sempre “importato”

2 Marzo 2020 0 Di Lidano Grassucci

Eccolo il nostro caso zero. Una storia banale di parenti da visitare si fa il caso per farci entrare in questa storia, certo non bella ma nella storia di questo tempo. Il nostro caso zero, una donna di Cremona venuta a trovare i parenti qui, a Formia. Parenti a Formia, ora ci sarà chi griderà all’untrice, come si faceva con le streghe si cercherà la “colpa” lì dove colpa non può esserci. Siamo umani sotto un solo tetto ed il virus, cattivo o buono, mica guarda i segnali stradali dei confini, o le linee tracciate sulle mappe. Lui se ne frega. La donna ha solo fatto quello che è normale, sta visitando la sua gente. Ma per gli altri è “di Cremona” , come se così il male rimanesse altrove. Era cinese, poi anche un poco iraniano, ma mai avremmo pensato fosse italiano sì, ma del nord. Poi pian piano diventa di qui.

I francesi chiamavano le malattie dell’amore mal fiorentino, gli italiani mal francese, ma erano bari entrambi era uno dei mali dell’umano e il peccato non era certo di amare, ma farlo staccato dal cuore.

Ora abbiamo il nostro caso zero, potremo chiudere le scuole e stare moderni a questo mondo e dare seguito a paure che prima non potevamo giustificare. Credo che in questa storia vinceremo se non staremo a considerarci esenti, ma faremo la nostra parte rispettando gli altri e non condannando alcuno.

Alla fine di questa storia andrò a Codogno e spero che li faranno un bel monumento al corona virus con nelle prime stanze l’illustrazione delle nostre paure, il bisogno di impaurirci, come si fa nei musei incredibili in cui si vedono gli studi criminali in base al cranio dei malvagi inventando una genetica del male e rendendo esenti tutti gli altri, che siamo noi.

Poi un corridoio stretto e lungo con i pregiudizi, tipo i cinesi mangiano i topi, i napoletani sono sporchi, i vicentini mangiano i gatti, i coresi sono matti, i padovani gran dottori, i sezzesi fanno politica, quelli di Gaeta scoprono il Canada e alla fine una stanza piena di luce con gli scienziati che isolano il virus, quelli che provano le cure e quelli del vaccino.

Alla fine i nomi, che spero pochi, di chi paga il conto e non sta più a questo mondo ma senza accanto la nazionalità, la regione, il paese o il sesso e neppure l’età ma la solo scritta “uno dell’umanità”.

La signora di Cremona di Formia? Un poco di febbre che passerà, ma forse passerà meno la paura, che è una brutta cosa se non ha la ragionevolezza della conoscenza.