Il viaggio in treno Roma-Latina nel deserto del virus

Il viaggio in treno Roma-Latina nel deserto del virus

2 Marzo 2020 0 Di Lidano Grassucci

“Forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c’è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l’amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli”.

Dino Buzzati, Il deserto dei tartari 

 

 

Ora viaggiare in treno non è facile, pare che quello che ti portava al lavoro sia diventato una tradotta che porta alla guerra ed il viaggio stesso è già trincea.

Ti trovi dentro il clima de “il deserto dei tartari” di Dino Buzzati: il nemico c’è ma non si vede, arriverà, ma non si sente, c’è ma è momentaneamente assente. Si parla del corona virus, ma nessuno sa cosa sia. Dicono che si è ammalato uno di Pomezia, il nostro treno ferma a Pomezia. E’ la seconda fermata da Roma, dopo Torricola dove le fontane danno acqua minerale.

Ecco una prova che il “nemico” è alle porte. E si aprono le porte a Pomezia Santa Palomba, salgono persone come noi, con la stessa faccia da nemico permanente, perché veniamo da Roma dove si è infettata della gente, anche il prete francese di San Luigi dei francesi. Si respira piano, si toccano poco i braccioli, gli occhi di alcuno non sono più sinceri, l’altro non è un noi nel confronto, ma un nemico nel contagio.

Giovanni Drogo è il sottotenente descritto da Buzzati che si accorge di aver vissuto per una invasione mai vista, ma si era addestrato con costanza, dedizione, da perdere contatto con la ragione, con il vero. Ma quando il nemico arriverà lui morirà solo senza il conforto della battaglia. Mi sento in una guerra così, una guerra che non combatterò ma mi resterà quel senso di mortificazione per la morte vera che è la solitudine a cui ci stiamo avviando, non ci ammaleremo probabilmente ma non avremo più un amico con cui dividere questa parentesi vivente, “ed è una morte un po’ peggiore” per dirla con Francesco Guccini.

Nella foto una scena del film “il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini