Libertà obbligatoria ai tempi del Coronavirus

Libertà obbligatoria ai tempi del Coronavirus

6 Marzo 2020 0 Di Maria Corsetti

Ho rinunciato da un paio di settimane alla mia carriera di virologa e, con maggiore rammarico, qualche giorno fa anche a quella di economista. Ho deciso che mi dedicherò all’antropologia e alla sociologia, scienze di cui non ho chiaro di cosa si occupino esattamente e quale sia il confine tra le due. Nell’incertezza faccio l’antropologa sociale che mi suona figo.

L’Italia è sgomenta, dopo lustri passati in uno slalom al centesimo di secondo tra scuola, doposcuola, compiti, lezioni di piano, lezioni di inglese, scuola di calcio, scuola di danza, catechismo e feste di compleanno in ludoteca, i genitori improvvisamente si vedono spogliati del ruolo di tassisti per essere messi di fronte ai pargoli H24.

Chiuso tutto: scuola, chiesa, campo sportivo. I piccoli stanno a casa.

Marina di Latina, precisamente Capoportiere. Sole straordinario. Nella prima mattina di libertà obbligatoria per i figli, tre mamme si riversano sulla spiaggia con una cucciolata piuttosto numerosa. Probabilmente chi ha potuto non lavorare si è fatta carico anche dei bambini di chi lavorare ha dovuto.

Saranno almeno dodici giovanissimi, più o meno terza o quarta classe della scuola primaria. Si tolgono le scarpe e corrono sulla sabbia urlando “Che bello!”. Sembra la prima volta che vedono il mare. Sicuramente d’inverno è la prima volta. Corrono e si rincorrono, si spruzzano l’acqua, si tirano la sabbia. Fanno i bambini. Respirano aria di mare a pieni polmoni, il sole li riempie di salute. E’ un’aria aperta senza troppe spiegazioni, non c’è lezione di trekking e neanche di watching, si può girare a vuoto. Nessuno cerca il cellulare.

Si può anche provare per un attimo invidia per quel godimento pieno, senza riserve.

Non vorrei scomodare i giganti, ma mi viene in mente Ciaula scopre la luna.

“E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore”. (L. Pirandello, Novelle per un anno, 1907)

Comunque andrà a finire questo momento, per questi bambini fortunati, che vivono a pochi chilometri dal mare, in una città dal clima mite, con mamme con un minimo di iniziativa, comunque andrà a finire questi bambini ricorderanno questi giorni di normalità, a tratti di noia, come il momento in cui hanno scoperto il mondo.

Perché magari sanno dire “mare” in quattro lingue (inglese, spagnolo, cinese anche se non piace più come una volta, arabo o russo), conoscono la composizione della sabbia e hanno seguito anche qualche progetto sui benefici dell’aria salmastra, annusando preziose provette, ma per una corsa a piedi nudi sulla spiaggia di marzo non c’è mai stato tempo.

Neanche nel fine settimana, quando ci sono da fare i compiti (prove Invalsi in agguato) e da andare in qualche posto sperduto a fare qualche gara di qualsiasi sport.

Libertà obbligatoria. Se la guardi così ti viene da dire grazie al Coronavirus.