Sezze, la favola dello spaccateglio

Sezze, la favola dello spaccateglio

10 Marzo 2020 0 Di Rita Berardi

In tutti questi anni mi ritornava spesso un flash di me, bambina seduta in terra sull’uscio di una stanza di un forno fatto di maioliche bianche e illuminato dai raggi del sole che penetravano attraversando rami e foglie di un bosco.

Ho sempre pensato fosse frutto di un lontano sogno fino a quando spunta una foto di me dentro quella stanza davanti alla bocca del forno e come per magia quello che credevo essere un sogno si è rivelato un ricordo nitido di un luogo e di persone lontane, i Zoccolanti. Frazione di Sezze, ieri come oggi, il centro focale di raccordo tra la valle di Suso con Sezze e i paesi limitrofi, Bassiano e Roccagorga.

Qualsiasi capace descrizione di quel lontano 1972 non vi darebbe l’idea di quello che a solo 4 anni prese forma nella mia mente cosí vi racconto una favola. “C’ era una volta un luogo incantato dove tra boschi, piccole case, prati e un cimitero viveva una regina al centro di un crocevia, passaggio di viandanti e trafficanti per l’intera giornata.La regina si nascondeva dietro le vesti di una elegante bottegante indossando un grembiule bianco con il colletto rosa e una pettinata che raccoglieva i suoi folti capelli striati d’argento luccicante.

La regina Iole ( Iole Faustinella classe 1923 detta La Velletrana) era capace di regnare tra la sua bottega di alimentari dove con eleganza vendeva il pane come gli etti di mortadella, al suo accanto negozio di tessuti che vendeva per la dote delle principesse e dame in spose( la dote, antica usanza setina per la cui, la famiglia della sposa comprava i tessuti piu’ pregiati tra tele d’olanda intagli richelieu e tomboli).

La Regina aveva di fianco un distributore di benzina dove un omino di nome Giustino( Giustino Faustinella classe 1933,fratello di Iole) con gli occhi azzurri che sorridevano sempre, metteva la benzina ai quattro moticiclisti alle tante apette dei contadini, a qualche cinquecento e Simca.

Vicino il distributore, il bar di Gilberto (Gilberto Faustinella classe 1930) che piú di un pacchetto di sigarette e qualche caffe’ai cavalieri dava ristoro dopo una lunga giornata di lavoro o rifugio per la fuga dalle esigenti dame di casa.Dal cimitero fino alle Fontane ( ancora oggi presente,,se pur fatiscente, dove le donne cosidette “Lavannare” lavavano i panni dei signori) vi era un fitto bosco con una casina in pietra (la casa patronale dei Faustinella) dove nel grande forno una maga (Vincenza Molinari mia nonna paterna) trasformava farina, acqua, zucchero, sale, olio e uova in pane e dolci per la Santa Pasqua.La maga veniva spesso accompagnata da una piccola bambina che a dire della Regina era come una bambola, per quanto fosse ben fatta,tanto da chiamarla LA BAMBOLA FURGA (le bambole che Iole vendeva per dote da mettere sui letti matrimoniali come si usava fino agli anni 80′).

La maga e la piccola bambina arrivavano al negozio verso le 8’30 quando’il sole giá iniziava a scaldare e illuminare i Zoccolanti, dopo aver ricevuto la benedizione e i tanti complimenti dalla Regina che voleva solo il pane e i dolci della maga Vincenzina si incamminavano verso il bosco.Arrivate alla casa in pietra c’era una vecchietta con I capelli bianchi come la neve, magra e vestita di nero (LEONIDA la mamma di Iole)che le attendeva sempre con il caffè pronto e caldo e quando la maga iniziava a trasformare la farina in massa per il pane la “Bambola Furga” non doveva allontanarsi nel bosco dove lupi e folletti l’avrebbero rapita, ma restare seduta in terra a guardare ed attendere con pazienza che l’alchimia prendesse forma tra il rumore di teglie e “spase” poggiate sui tavoli e il profumo che con lo schioppettio del fuoco inebriava ogni pensiero.Quando il sole, unico orologio che misurava quel tempo magico iniziava a tramontare, l’unico pensiero della bambina era che tra i tanti tortoli,croccanti e crostatine la maga riuscisse a fare quello che a Pasqua si attendeva piu’ degli altri.E proprio prima che l’ultimo raggio di sole penetrasse attraverso l’uscio ecco che la maga con un lieve sorriso verso la piccola tira fuori dal forno “I SPACCATEGLIO” bello, tondo come il sole, dorato come se il raggio di sole lo avesse colpito al posto e al momento giusto.La maga lo avvolge nel fazzoletto di lino e lo dona alla”bambola furga” e come se non fosse Biancaneve con la mela stregata, agganciata al grembiule della maga per paura di perdersi nel bosco, mentre tornano a casa tra i pensieri dei consigli della Regina Iole di farsi crescere i capellli come una vera bambola e non mettere i pantaloni sotto le gonne, aveva quello unico di svegliarsi il giorno dopo e mangiare il suo ”raggio di sole” in una colazione regale” I SPACCATEGLIO o lo spaccatello è il figlio minore del Ciambellone alla sezzese fatto con uova ,zucchero, olio e farina duro al punto giusto .La sua apoteosi è nel latte e caffè ma se si vuole un gradimento piu’contemporaneo spalmato con la “Nutella” non ha rivali, ma se per farlo sono necessarie alchimie di altri tempi per gustarlo in tutto il suo splendore è necessaria tanta fantasia nella mente e altrettanta purezza nel cuore.