Covid 19: cronaca del primo giorno di Latina zona rossa
10 Marzo 2020Ed ora? Parto da casa, per lavoro, ho in testa il modulo dove dichiaro che vado a lavoro, la tessera e tutte cose. Come cambia il mondo: fino a ieri era normale uscire, oggi dovrò spiegare e rientrare in fretta. Faccio il mestiere di raccontare, un mestiere che pare nulla, ma che ci devi stare.
Telefono a un mio amico a Sezze: “ehi, ma mo non ci possiamo vedere”. Già, non ci pensavo ma la ricchezza della vita che sono le relazioni, gli amici, ora sono i pericoli della vita e, mentre parlo con lui, realizzo “siamo condannati ad un sacrificio disumano, non essere noi animali sociali”.
Vedo auto che vanno di fretta, corrono come se la strada scottasse e ci guardiamo dai finestrini chiusi. L’altro non è più il mondo da conoscere, ma il pericolo da evitare.
Quando mi chiamarono a fare il militare la presi lasca, poi in caserma mi si chiuse la porta carraia alle spalle e mi dissero “ora non potete uscire”. Si fece notte, mi sentivo soffocare, volevo respirare… già respirare. La mattina appena mi sveglio apro la finestra ad ogni stagione, debbo sentire l’aria altrimenti mi sento soffocare.
Ora per non soffocare debbo non girare, debbo stare fermo. Sono un gatto e i gatti non sono nati per stare chiusi, per obbedire. Ma obbedisco.
Passo davanti a Eurospin sull’Epitaffio c’è la fila con i carrelli, anche fare la spesa non è cosa facile, al bar ti servono ai tavoli. Tutto cambia. Alle prime ore del mattino Piazza del Popolo si “muove”, ma poco, poi la gente scema, si dirada, si fa vuoto.
Le persone si incrociano, ma si ignorano, il fastidio di essere sociali. MI sento in colpa anche di prestare gli occhi a questo racconto e non posso toccarmeli, e mi lavo le mani, ma sento che manca qualche cosa.
Dobbiamo fare quel che facciamo, ma ogni cosa ha il suo costo
Dalla finestra del suo ufficio mi saluta Mauro D’Arcangeli, direttore di Confagricoltura di Latina: “e‘ dura Lì, sto a organizzà il telelavoro, ma si tre settimane, so tante. Oggi mi hanno chiamato, ci sono due camion di ravanelli e cavolfiori che dovevano partire per la Polonia, dicono che il virus sta nelle foglie”.
Tempi da restare a casa.
Ma un lato buono c’è: c’è un sole bellissimo e pulitissimo. E mica è scontato di questi tempi, poi dicono che ai virus il sole e il caldo non stanno tanto simpatici.
Nella foto Corso della Repubblica a Latina oggi alle 10



Complimenti signor Luciano,la seguo da una vita,sembra di stare a vivere la Cernobyl del 2020…la nostra di Cernobyl