Covid 19/ L’altro conto: al Goretti dal 1 marzo sono nati 41 bimbi

Covid 19/ L’altro conto: al Goretti dal 1 marzo sono nati 41 bimbi

19 Marzo 2020 0 Di Lidano Grassucci

Per fare un uomo ci voglion vent’anni
Per fare un bimbo un’ora d’amore
Per una vita migliaia di ore
Per il dolore è abbastanza un minuto
Per il dolore è abbastanza un minuto.

Nomadi, per fare un uomo

 

Tengo un conto mio, non me ne vogliate. Sono figlio di gente che guardava il sole dell’avvenire sperando e non il freddo della notte. La sera alle 18 mi collego con i Tg e sento la conta del dolore: malati, ahimè morti, e bisogno di cure.

Se ascolti, non con la statistica, ma con il dolore ogni morto ha un nome e non è una somma, ogni malato è un dolore e non è una somma. Siamo figli di civiltà in cui conta ciascuno, nessuno escluso, noi non abbiamo tombe collettive ma lapidi con la foto, il nome, la data di nascita e quella di abbandono, in mezzo i fiori, fiori di ogni colore. Noi piangiamo chi non c’è come se ci fosse e lo chiamiamo per esserci.

Per questo tengo un conto mio, ostinato, che è il resoconto dei nati, si dei nuovi bimbi e bimbe che mentre si piange sono il “sole dell’avvenire”.

Colgo l’occasione di questo conto per rendere conto del lavoro di chi sta in ospedale, di chi ogni giorno alle ore dei turni parte, sole o pioggia, dolore o felicità e va a curare, a salvare. Non sono eroi, sono umani, e vale per tutti anche per chi l’ospedale po pulisce, chi porta i malati, chi cucina, chi va e non sa cosa sarà la fine del turno. Li hanno chiamati angeli, ma sono uomini e donne che sommano l’umanità di una civiltà. Ed ora che ci penso ogni bimbo che nasce le prime braccia che lo sorreggono sono di ostetriche, di infermiere che lo “donano” alla mamma, loro gli fanno il primo bagno con delicatezza, in fondo è questa la bellezza.

A Latina al solo Santa Maria Goretti (in provincia si nasce anche ad Aprilia, a Fondi e a Formia) sono nati dal primo marzo a oggi 41 bambini, da sabato 9. Mi dicono che quando sono nati hanno urlato per prendere fiato, urlando al mondo ora ci sono anche io. Sono nati nel dolore felice della madre, nella sapienza dell’ostetrica, nel sorriso di ogni infermiera e infermiere che era li, e i padri fuori a sentire un dolore che non avevano per la felicità (a noi la natura fa uno sconto) che sarebbe venuta. Si chiamano Alice, Francesco fate voi, urlando ci dicono che a nascere ci vuole coraggio ma a vivere è ancor più dura, ma la bellezza è che per fare un bimbo ci vuole l’amore e questo batte ogni virus.

Ps: ai 41 nuovi papà un saluto particolare, siamo parte di un progetto d’amore