Cisterna ai tempi del corona virus rinasce con la poesia
21 Marzo 2020La poesia è una delle modalità con cui i cisternesi stanno reagendo all’isolamento forzato da Corona virus, qui due esempi di Carlo Buonincontro e Simone Finotti.
Le poesie contro l’isolamento
In questi giorni ci stiamo provando in tutti i modi, cantando ai balconi, salutandoci dai terrazzi, chiamandoci attraverso video chiamate; ma ci sono anche persone che nello stanziare dell’isolamento, nel loro essere fermi nella propria casa, riescono a partorire piccoli fiori, come la primavera che viene sempre in dote con il mese di marzo. La vena poetica è scattata per il momento a due cittadini di Cisterna, poesie scritte e diffuse in vari modi, chi nella forma più canonica, ovvero per iscritto, chi invece attraverso un video, o meglio un fermo immagine che bene riflette la situazione di Cisterna oggi.
Resisti Cisterna Mia di Simone Finotti
Il primo esempio di estro poetico che vi proponiamo è quello dell’attore Simone Finotti, che per Cisterna ha scritto un componimento poetico in rima alternata, Resisti Cisterna Mia è il titolo e in questi giorni sta spopolando su facebook e sulle chat di whatsapp di tutti i cittadini cisternesi, questi alcuni passi:
Per strada c’è er silenzio
bambini nun ce stanno,
qualcuno non respira
pe’ evita’ er malanno.
[…]
Er corso pare un padre
de n fjo morto ammazzato.
S’è chiuso in un silenzio,
va avanti, ma affannato.
[…]
CISTERNA TU RISPONNI
CO NA VOCE POTENTE.
TU SEI UN PAESE FORTE
NON PUOI CHE USCI’ VINCENTE
“La Gocciolina riccia” di Carlo Buonincontro
Un altro cisternese che in questi giorni vuole alleviare la sofferenza dei suoi concittadini con la poesia è un altro scrittore dialettale, che con il suo gruppo locale Esso Chissi de Cisterna, anima anche molte serate della città dei butteri, Carlo Buonincontro. Abbiamo già ospitato sue poesie e siamo lieti di ospitarne ancora:
Ammappa che silenzio che se sente,
e si, stamo ‘nguera e no’ sapemo,
non ce semo accorti de gnente,
ma quarcuno ce bombarda co’ veleno.
Ma a chi è, che avemo fatto male?
Semo stati sempre bravi e pure boni.
Ma pè “chisso” è tutto uguale, c’attacca senza botti e senza troni.
A pensacce bè, quarcosa semo fatto,
ce ne semo fregati dell’ambiente e de o clima,
esso fatto, e “chisso” sa ‘ncazzato de brutto,
e cià mannato giù ‘na gocciolina.
L’avemo derisa, sfottuta e cantavamo,
ma che sarà mai sta goccetta co’ le spine?
Poi a guardalla bè, piano piano,
teneva ‘na forma strana, come le mine.
All’inprovviso ce semo svejati dar torpore,
ce semo chiusi dentro e pure mmascherati,
de corsa semo annati da o dottore,
pè capì come stavamo combinati.
Mo ‘nse sente più passà, n’aereo e né ‘no treno,
e solo da’ finestra o dai barconi poi comunicà,
chissà che futuro che c’aspetta e se o vedremo,
e quanno ce potemo riabbraccià!


