Covid 19/ Dedicato a medici, infermieri, farmacisti…
27 Marzo 2020Enzo De Amicis, che è medico anche lui, mi manda una vignetta di “resistenza”, la pubblico, a corredo di questo articolo, e colgo l’occasione per ringraziare:
Medici, infermieri, tecnici della sanità, farmacisti, gli uomini delle pulizie e dei pasti in ospedale, le cassiere e i dipendenti dei supermercati e dei negozi alimentari, quelli dell’Enel, delle società dell’acqua, i camionisti, i lavoratori dei gestori telefonici, quelli della raccolta dei rifiuti. Quelli delle ferrovie, dell’Anas e delle società di gestione delle strade,
A parte gli uomini delle forze dell’ordine, delle forze armate, i volontari, i vigili del fuoco.
I contadini, tutti i contadini che sono la mia gente, per continuare a fare quel che fanno da sempre dare da mangiare al mondo, gli operai delle fabbriche indispensabili, quelli dei servizi funebri. I dipendenti delle ferramenta, i ragazzi delle consegne, quelli che tengono accesi gli altiforni per poter domani ripartire.
Quelli che lavorano nei servizi finanziari, gli uomini e le donne delle Poste, delle banche, i dipendenti pubblici che garantiscono la vita civile.
Sono tanti, li ho elencati tutti per farvi capire quanto è eccezionale stare insieme, che quando avviene pare niente.
Ringrazio la categoria di cui ho fatto parte per un poco, quegli insegnanti che chiamano a casa i bimbi, i ragazzi più difficili, e li fanno sentire importanti, seguiti non abbandonati.
Ho scritto questo perché faccio il giornalista e ringrazio i colleghi, tutti dalle mille visioni diverse che abbiamo, perché raccontando non facciamo sentire il mondo morto, ma narriamo i suoi palpiti. Soprattutto i ragazzi e le ragazze che lo vogliono fare e sarà dura sempre, e non solo ora.
E per ultimo, non sono nazionalista, sono internazionalista, ma voglio ringraziare questa mia gente che in democrazia, per convinzione e non per costrizione sta a casa per salvare le vite, con italiano orgoglio
Lo dovevo, perché nulla è scontato. Sperando che nessuno venga mai abbandonato.
Vignetta di Enzo De Amicis


