Covid 19/ Il tempo brutto dove contiamo i morti: neanche Cristo avrà il funerale
27 Marzo 2020Questo è un tempo brutto, tempo in cui non ricordiamo i morti… li contiamo. Compito infame per i vivi, compito lancinante.
Oggi contiamo anche i malati, non li sentiamo, non li possiamo neanche vedere. La sera ci fanno il rendiconto, come fossimo anonimi dolori. Su queste colonne abbiamo in questi giorni scritto di due amici che se ne sono andati, senza e fuori dal covid 19, perchè si continua a morire anche di altro, e intorno a loro, nelle letture migliaia di persone se ne sono “presi cura”.
Ho cercato, nonostante tutto, di fare anche la conta dei bimbi nati, dei mici nati, chiamandoli per nome. Lo farò ancora, ma non regge di fronte alla valanga del dolore.
Mi confronto, ci confrontiamo, con la paura che ogni cosa è cancellata. Ammiro, tanto, la mia gente che sta a casa, e capisco bene quanto è difficile, eppure in una democrazia che quasi tutti ordinatamente “rinunciano” non alle libertà di una utopia, ma a quella della vita quotidiana, questo è miracolo. Amici che non possono vedersi, madri che non vedono i figli, figli soli senza la possibilità di tornare, badate questo è inumano, ma lo facciamo, affetti distanti.
Cerco, su queste colonne, di dare speranza, ma spesso anche io non ne ho. Poi si ricomincia, tal volta non ho la ragione di tutto questo ma per mestiere debbo raccontare, seguire, dare compagnia al bisogno di essere sociali.
Muoiono le persone, tante, sento le spiegazioni, sento la retorica. Muoiono senza funerali, senza la consolazione dei vivi che lasciano. Ho visto camion dell’esercito portare via la pietà, i colori mimetici a fronte del nero che mia nonna indossava sempre in ricordo non dei morti, ma di ciascuno di loro.
Mia nonna oggi pregherebbe, rosario su rosario, sotto l’effige della Madonna di Pompei che aveva in capo al letto, poi sarebbe salita al vespero nella chiesa di san’Antonio per chiedere pace a questa terra, conforto, in ginocchio sola con la sua Fede di speranza invocata. Nonna ricordava ogni lutto perchè diluito nel tempo, uno per uno. Due cose mi ha insegnato: visita i malati e onora i morti. Non possiamo farlo, minata la nostra radice di civiltà
Oggi si contano, e si fa di conto con l’economia, quanti affetti sono andati via? E’ primavera ma fa freddo, in montagna, in Semprevisa c’è la neve. Al cimitero non si può andare, neanche Cristo avrà conforto quest’anno, non faremo il funerale neanche al Signore che il venerdì che verrà sarà nel conto, uno dei cento andati via. E negli ospedali sono soli i malati, soli nel dolore. Medici, infermieri, un saluto dietro la maschera di quelli delle pulizie, pensando al nipote, al figlio, all’amico che non ci possono essere.
Anche un ottimista può aver timore.


