Ricordi da quarantena/ La “guerra degli mammocci”di via Resistenza

Ricordi da quarantena/ La “guerra degli mammocci”di via Resistenza

31 Marzo 2020 0 Di Rita Berardi

Martedì 31 marzo 2020 dopo 19 giorni di quarantena obbligata Covid 19 ascoltando il bollettino della protezione civile nelle parole del Presidente del Consiglio Superiore della della Sanità,  Franco Locatelli, riguardo la forzatura che in questo periodo stanno soffrendo i bambini, mi ha fatto riportare alla mente a quando eravamo bambini noi negli anni ’70.

Certo non avremmo mai immaginato di essere coinvolti in una specie di guerra apocalittica pandemica noi che le guerre le facevamo nel copiare i film degli indiani, karate o Tarzan e tanto meno di riuscire a stare chiusi in casa, noi che avevamo avuto una vita all’aria aperta, da primavera all’estate, piena di giochi e avventure.

Noi bambini di Via Resistenza si faceva i compiti un oretta al massimo dopo mangiato e poi, dalle 15 alle 19, per quattro ore si era in strada da nord a sud di Via Resistenza fino a quando non la dividemmo in tre parti, con tanto di vertice tra I capi.

Fu così che dalla bottega di Angela fino a palazzo Forcina era zona delle Corsetti e delle Eianti con la suddetta banda di tutti i bambini, compresa me, che abitavano in questa fascia centrale, dal palazzo di Angela passando per Meschini fino Torrefazione a nord era zona della Tina Mauri e di chi ci abitava, mentre da dopo Palazzo Forcina verso sud per le case popolari era delle sorelle Morosillo.

Prima del periodo delle bande eravamo un popolo di bambini felici e giocosi, ma in particolare avventurosi. Pensare che tutto quello fatto in quegli anni sarebbe stato utile in tempo di covid non era nella nostra mente occupata a giocare ai soliti giochi di strada, quali la corda, a campana, a nascondino fino a quando la fantasia di Alessandra Corsetti e Marina Eianti, fece distrarre per un pò, me e Giusy Eianti, mia amica per la pelle, dalle nostre avventure esplorative della Valle, quel lembo di terra ancora oggi come ieri, fatto di rovi, alberi selvatici, erbacce tra Via Resistenza e Crocevecchia dove io e la Giusy si faceva la caccia ai ”saittuni”,si scalava il muro di oltre tre metri per scendere dal Palazzo Corsetti a questa, costruire capanne e fare pic-nic e portare la nostra Lola, il cane lupo randagio a caccia.

Ecco dicevo che la frequentazione con le piú grandi ci fece scoprire giochi piú organizzati e pensati, come fare il Circo, una vera attività ludica organizzata dalla Moira Orfei di Via Resistenza, cioè Alessandra, con Marina come acrobata principale si riusciva a fare delle vere torri umani con me in alto essendo la piu’ piccola, cosi se dire che la Corsetti inventò  anche gli artisti di strada quando noi non sapevamo nemmeno chi fossero, non è una bugia.
Un giorno ci truccò e vestì come dei giocolieri e acrobati con trucchi colorati, cappelli e pettinature strane, tanto da essere rapite dai preparativi, e portare mia madre, preoccupata a cercare, alle 16.30, me e Giusy quando non stavamo alla solita merenda fatta di pane olio e zucchero o burro e marmellata quando ci diceva bene con anche, la banana.La mamma sempre stata gelosa dei figli, quando mi vide sistemata da felliniana memoria dopo un “maccòme ti sì fatto conciá”
con una strattonata mi porto’ via da quel mondo fantastico che dall’altro canto mi portò a scoprire quel che oggi mi è stato utile, la quarantena forzata.
Restai chiusa in casa per sette giorni senza poter giocare nemmeno in casa con la Giusy, cosa che si faceva quando pioveva o si aveva il morbillo o varicella, si stava abbracciati insieme per far si che chi aveva il virus lo attaccasse all’altra e viceversa, al contrario di quello che non si deve fare oggi.Dopo i sette giorni di assoluta solitudine la mamma da buon dittatrice fece quello che grazie a Dio, ogni dittatura sbaglia sistematicamente, cioè mandare il dissidente in esilio e dar modo che questi porti il suo seme di libertà in altri territori e ne apprenda altri e ancor di più diventi mito di se stesso.Il mio esilio per allontanarmi dalle Corsetti e le Eianti ritenute troppo spericolate, fu per mia madre mandarmi a stare il pomeriggio ai Cappuccini, da mia Zia Marcella dove oltre a stare con la mia amata cugina Roberta Daniela Romilli che di fare giochi strani e avventurosi non ne aveva proprio il tempo, infatti, si stava a dare una mano al chiosco di famiglia scoprendo così, che esisteva anche l’impegno, oltre al gioco.

Ma il desiderio di gioco e nuove avventure, maestra dall’esperienza di Via Resistenza, mi portò a scoprire un compagno di giochi più pericoloso delle mie care amiche, Eros Santia. Al mio insegnargli l’arte del circo, porto’in cambio il mito di Tarzan e scoprendo che si poteva salire fino alla punta di una quercia secolare altissima, rischio ben maggiore di quelli ritenuti dalla mia povera mamma, non lei avendo calcolato che avevo già gli insegnamenti dalla Marina Eianti, che da un altezza di quasi 4 metri faceva e facevamo su una balconata senza parapetto e protezione, ruota, spaccata e acrobazie. Cosi questo seme sboccio’ nel circo organizzato da me ed Eros nello scantinato delle case popolari di Via Cappucini, ma con un numero speciale quello dei lanciatori di coltelli che di certo non vennero lanciati, se no non starei qui a scrivervi questa storia, ma ci ingegnammo nella costruzione di freccette con punte di ago e chiodi altrettanto pericolose,non fosse stato per l’ottima mira e mano ferma di Eros e la buona sorte anche, nel salvarmi almeno, gli occhi. Quegli occhi che ancora oggi mi permettono di vedere come va il mondo e capire attraverso essi e riflettere che dopo il covid 19, i nostri bambini potrebbero andare a piedi a scuola, noi lasciare il centro storico senza macchine e loro giocare tra vicoli e parchi senza limiti e comprendere che “il bullismo” non è bruciare le porte delle signore uniche e particolari, ma vedersela al pari tra ”bande” di bambini e ragazzi che giocano a fare gli indiani e cowboy, il karate di Bruce Lee o, direi oggi, “ le Circle du Solèil” come misurazione di capacita’ e forza e magari, capire che incontrare un altro nuovo compagno di giochi è scoprire nuovi modi e mondi e che lo sconfinare non è mai sinonimo di guerra, danno o disordine, ma di crescita, sopratutto.

 

Nella foto una scena del film “I ragazzi di via Pàl”