Le storie al tempo di covid 19/ Quando Aldo Odone fece l’impresa…

Le storie al tempo di covid 19/ Quando Aldo Odone fece l’impresa…

4 Aprile 2020 1 Di Fatto a Latina

L’amica Irene Treleani ricorda un episodio della storia di Latina, non della storia dei libri ma di quella della vita in cui fu protagonista Aldo Odone. Ho chiesto a lei se potevo pubblicarlo su queste colonne, con il suo permesso e con tanta mia gratitudine gli “rubo” il racconto per farlo conoscere a questa città che, ora più che mai, ha bisogno di “riconoscersi” per la pausa di “non esserci” che purtroppo stiamo prendendoci buona lettura.

 

Oggi raccontiamo una storia che altrimenti verrebbe dimenticata,probabilmente lo è già,tranne per quelli che l’hanno vissuta,dirò di più,sudata,sotto il sole cocente di giugno o aspettando il fresco della notte.
Oggi raccontiamo una storia di passione,di impegno,di sacrificio,di qualità ricercata e trasmessa.
Il pallone pressostatico dell’A.B.Latina non venne giù solo per un gran temporale,ma perché non era teso al punto giusto,qualcuno aveva dimenticato di riempire i serbatoi di nafta,si piegò su sé stesso,si appoggiò sugli spigoli dei canestri,sulle tribune,il vento di quella notte lo squarciò impietosamente e così rimase per molto tempo,qualche anno.
Le piogge lo allagarono,il sole non ne ebbe pietà,la plastica ammucchiata divenne tana per topi,le palme rifugio di piccioni,i tombini si riempirono di radici,le tribune intrise d’acqua,gli spogliatoi inservibili.
La Storia era diventata discarica.
E poi arrivò chi non ne poteva più,chi credeva che Volere è Veramente Potere,chi desiderava un campo all’aperto per i propri giovani,chi osò fidando su sé stesso,ma sapendo che avrebbe avuto dalla sua proprio i “suoi” ragazzi e a seguire la Società…..e tutto inizio così.
Era la settimana di Pasqua e già faceva caldo,Aldo Odone aprì i cancelli dell’Arena del Circolo Cittadino,in mano non uno Spalding NBA,ma la sua cassetta dei ferri,molette,trapani,
prolunghe e taglierino professionale,abbassò la testa ed iniziò a tagliare un’intero pallone pressostatico a mano.
Quando finì di tagliare,allora,solo allora,diede una voce alle sue squadre e l’Arena si riempì di mano d’opera,la plastica fu piegata e accatastata in attesa del camion che venisse a caricarla e mentre i “giocatori” diventavano manovalanza, Aldo si chinò ed iniziò a tirar via tutti i tiranti,martello e trapano,martello e moletta,fino a che l’ultimo gancio non fu rimosso,fino a che l’ultimo pericolo non fu cancellato.
La Società arrivò in quel momento e assieme a lei i primi sponsor,sulla presa visione del fattibile non si fecero indietro,arrivarono i contributi economici,arrivò Cisternino che ci regalò l’impianto elettrico a norma,220 e 380,i fari per le notturne,arrivò un’impresa che quasi ci regalò la sanificazione delle palme e i ragazzi ammucchiarono rami su rami finché non tornarono allo splendore di un tempo,arrivarono i materiali
per riportare a nuovo spogliatoi e tribune,le vernici catalizzate per il campo….un campo che era da ridisegnare.
Nastro,compasso e regolamento in mano,misura,gira e rigira…
la sera era finito.
La notte,quando il campo si raffreddò un poco,iniziò la verniciatura e andò avanti fino a quando la stanchezza non li mise tutti seduti.
I tabelloni furono sostituiti,modificati per gli sganciabili,i tiranti rinnovati ed infine LE RETINE….le nostre regine….
bianche,immacolate,e il primo tiro e scusate è sempre stato di Aldo nessuno si sarebbe azzardato.
E poi fu il loro……ragazzi è tutto vostro!
E poi fu del Tosarello…poi fu del Tosarello e della Città.
E fu così per molti anni.
Era una memoria dovuta.

Irene Treleani