Sezze/Ode improvvisata da ragionamento antico alla sagra che non si farà

Sezze/Ode improvvisata da ragionamento antico alla sagra che non si farà

8 Aprile 2020 0 Di Rita Berardi

I miei pezzi nascono da riflessioni legate ad un qualcosa di oggi che mi porta indietro nel tempo o viceversa. Oggi invece è stata la natura a dettare, dopo che ho aperto la finestra con il cielo azzurro e il cinguettio degli uccelli, che è Pasqua.

Il mio corpo ingrassato più che per la “quarantena” per la “gliuttinizia” come si dice a Sezze, detta invece che sono ferma rispetto all’anno precedente.

Ecco, il 7 aprile 2019 stavo distrutta dalla fatica dopo una nottata a cucinare carciofi alla giudia, sugo in bianco di carciofi, lasagne con I carciofi, carciofi alla matticella e zuppa di pane con i fagioli, la “Bazzoffia”(minestra di pane con carciofi e verdure), anche se il mio mestiere non è la cuoca, ma la giornalista con tanto di patentino e in realta’ non faccio né questo e tantomeno la cuoca.

Di lavoro vero faccio la SAGRA DEL CARCIOFO A SEZZE. per 15 giorni, tra preparativi prima e post Sagra, una volta l’anno. Per il resto dei 335 giorni vagheggio tra pensare, progettare ,scrivere e sognare.Il mio è un lavoro faticoso, non quello della Sagra, ma quello di tutto l’anno perché non ha tregua.Il cervello lavora sempre con particolare attenzione non ai tanti progetti,allo scrivere di teatro, di documentari,di storie, di arte e di eventi per il bar ma come organizzare la SAGRA dell’anno in corso, e come fare affinché venga al meglio.

A parte il piccolo gioco sui miei tempi di lavoro fisico e intellettuale, in realtà, il mio impedimento fisico, ad un lavoro quotidiano è dovuto ad una fibromialgia cronica.  Così ho imparato che dalla Cina non arrivano solo la maggior parte delle cose che usiamo nel nostro quotidiano, dai cellulari agli ombrellini da mettere in testa con ventola per farti aria, da cose utili ad inutili. Non viene solo il Covid 19, ma la filosofia ZEN ” L’arte dei fiori e del tiro con l’arco” letto tre volte, mai applicato alla lettera tutti i giorni ,ma solo una volta l’anno, quando è utile ad avere le energie per fare la Sagra e, la forza per organizzare lo staff giusto, i miei bravi e bei ragazzi come fossero l’Esercito di Terracotta(di Qin a Xi’,an 200a.C) che si materializza e in un Matrix di sopravvivenza si preparano all’imprevisto,sí perche’, la SAGRA è imprevedibile.

Per me che dirigo questa squadra è l’ultimo giorno di battaglia dove si affronta il nemico numero uno, il Tempo.Il tempo meteorologico, il tempo per preparativi, il tempo per realizzare, il tempo per servire, il tempo per anticipare i concorrenti, il tempo soprattutto da dedicare ai delatori, ma su questo scriverò un altro giorno. Quel tempo che ieri in quel che è oggi, dedicavamo alla Sagra, lo stiamo dedicando all’attesa noi, e gli scienziati alla ricerca, contro il nemico, e come per loro, anche per noi tutto deve coincidere alla perfezione,ne vale la buona riuscita.Per noi setini la buona riuscita della Sagra è il pantarei, per me la vittoria della Guerra attraverso la battaglia finale.

Fuori il cielo è azzurro e gli uccelli cinguettano, un cielo che solo la nostra Sezze ha e solo in questo periodo quando la Sagra si interfaccia con la Sacra. Il detto a Sezze è :” la Sagra è Sacra” e lo possono dire, sentire solo i setini doc che allo stesso tempo dovranno ricordare l’uomo che fu il fautore di questa storia, il maestro Giuseppe De Angelis. Solo lui poteva inventare la Sagra, lui che restaurava le edicole votive, faceva teatro e riprese la Sacra Rappresentazione di Filiberto Gigli.Lui riusciva ad organizzare con i tanti volontari setini, un evento pagano dopo uno un evento sacro, con la stessa enfasi e partecipazione della cittadinanza. Ed ecco che fuori il cielo è azzurro e si sentono cinguettare gli uccelli, ma le rondini ancora non le sento, almeno qui sotto la Semprevisa, forse a Sezze in Piazza dei Leoni, forse si, non lo so, so solo che non sono stanca oggi di fatica, non ho lavorato per 15 giorni tra preparativi e nottate in piedi a cucinare per dare il meglio ai turisti e amici, non sono stanca di fatica, ma di pensare che la Sagra oggi non è stata e non importa se venerdì santo non pioverà e che la Sacra vada male, tanto fuori il cielo è azzurro e gli uccelli cinguettano, sarebbe stata una”Sagra e Sacra da Dio”‘ Quel Dio a cui tra un rito sacro e pagano avevamo speranza di credere per una salvezza spirituale da una parte,per quella materiale dall’altra, e oggi, il cielo è azzurro e gli uccelli cinguettano, ma la tristezza è nel cuore.Tutto quello che da 51 anni avevamo fatto per la Sagra e da 87 per la Sacra, da oggi non sara’ più possibile, non è stato fatto oggi e non sarà fatto chissà per quanto. La storia ha incontrato il destino e l’unica speranza che da questo sofferto distacco dalla nostra storia, dalla nostra tradizione, venga quella forza e coraggio che i nostri avi ebbero, guidati da uomini visionari per scrivere nuove pagine di storia. La nostra forza sara’ quella di imparare a cambiare pagina e costruire altre storie di cui un giorno avere nostalgia e fierezza.

 

Foto: Compagnia dei Lepini