Covid 19/ Via Cicerone generosa inaugura la cesta del bisogno
8 Aprile 2020Solidarietà di quartiere, un gesto che rende un senso di umanità a una umanità che aveva ancora tanto da dire e che oggi ha un’occasione per parlare.
A parlare è un cestino, riparato da un ombrello che in questi giorni il sole potrebbe essere inclemente. “Chi può metta, chi non può prenda. Non siete soli”.
Tutto organizzato con cura, nell’impiego di un tempo che ricorda il tempo passato, le offerte all’altare nel giorno della prima comunione, quando si portavano una scatola di biscotti, un pacco di caffè, un aiuto per la consolazione del vivere quotidiano.
In Via Cicerone, a Latina, prende forma il sentimento. Qualcuno passa e dà, qualcuno passa e porta a casa la cena.
All’inizio era solo una settimana, un problema risolvibile, un’onda di divertimento collettivo che rimbalzava da Facebook alla finestra di casa, alle quattro chiacchiere clandestine sul pianerottolo. Dai che a Pasqua è tutto passato. Il primo a dire che a Pasqua non sarebbe finita è stato Papa Francesco, annunciando che San Pietro sarebbe rimasta chiusa nei giorni della Passione e resurrezione.
Per una settimana ce la fanno tutti, per due anche, la terza settimana è un incubo in attesa della quarta, mentre il mondo chiude i battenti.
Quando l’emergenza si trasforma in una dispensa vuota diventa disperazione. No, non ci si può disperare in questo momento, la tavola deve essere imbandita per tutti. Siamo italiani e ce lo stiamo dicendo con orgoglio guardando le nostre belle città finalmente libere, stiamo trovando nel gusto del cucinare e del portare a tavola un salvagente per l’anima che gli altri popoli non hanno. No, siamo italiani, possiamo tollerare tanto, ma l’idea di una famiglia o di una persona sola, senza un piatto di pasta ci distrugge.
In Via Cicerone, e non solo, si è tornati ad essere umani. Italianamente umani.

