Ricordi, quando “Tik Tok” era il rumore di quello che vedeva enciclopedie

Ricordi, quando “Tik Tok” era il rumore di quello che vedeva enciclopedie

18 Aprile 2020 0 Di Rita Berardi

In questo tempo di Covid vivendo reclusi in casa, il resto del mondo, notizie e cose arrivano per via internet ed ecco alcuni giorni fa apparire una nuova App, infatti, appaiono come fossero delle vere e proprie rivelazioni dall’alto, non certo dei cieli, ma da chi controlla e studia le nostre esigenze, reazioni e contingenze sociali, economiche e personali. A Fb, Twitter, Instagram, WUp, le piu’ seguite, si aggiunge,Tik Tok. Il pensiero è andato subito alla configurazione semantica di questo nome e la riflessione è che, praticamente, con queste App ti “bussano” non alla porta o, ti scansionano il tempo come faceva l’antico orologio a pendolo, gesti e ricordi antichi di noi figli degli anni 60.

Oggi mandi una chat e poi arriva il corriere senza bussare alla porta, il tempo non te lo scandisce il vecchio orologio del nonno ma Instagram con le statistiche di quando pubblicare la tua storia, così quel bussare, quel rumore a cui seguiva un gesto naturale di aprire la porta al mondo, perché a bussare era qualcuno che veniva in casa, oggi non è più d’uso. Le App ti bussano direttamente al cervello.Noi figli del 68, sono nata infatti nell’anno delle rivoluzioni, delle trasformazioni che avevano tutte un precorso e un decorso storico-sociopolitico, un vissuto nella e con la vita reale, noi siamo i figli delle enciclopedie e, a bussare, a casa era l’uomo ben vestito che vendeva la conoscenza del mondo dalle pagine di grossi libri. Cresciuta negli anni ’70 quando la crisi non era unica e uguale, ognuno aveva la sua, qualcheduna in comune come il terrorismo con nomi diversi, noi Brigate Rosse, in Germania Baader-Meinhof in Irlanda IRA.

Poi c’era il problema della “Scala Mobile”, le occupazioni delle case, tutto arrivava con il tg o con la lettura del quotidiano, una serie di pagine stampate la notte per uscire la mattina. Era il tempo che i giornalisti venivano uccisi per aver osato scrivere la verità e noi bambini si stava in casa ad orari definiti quando il pendolo faceva “Tik Tok” e il nostro cervello non era confuso da App che coinvolgono in pochi secondi di video pseudo xenofobi o trasformazioni virtuali con effetti speciali. A noi bussavano alla porta e chiedevano permesso, era “l’uomo delle Enciclopedie” che bussava di solito nel primo pomeriggio e ad aprire andavo sempre io, la frase ormai di rito era :”máaa ci stà quíglio dell’enciclopedia” perchè a differenza dei testimoni di Geova, veniva da solo e non in coppia; mia madre come le tante casalinghe italiane non lo faceva entrare e lo invitava a ritornare la sera in presenza del marito. Cosí lo stesso giorno dopo cena ecco che quell’uomo ben vestito, con gli abiti che di solito si vedevano alle feste dei matrimoni,ti presentava la conoscenza, il sapere, il mondo attraverso una serie di grandi libri, almeno 12. Ogni Enciclopedia aveva una scopo e materie diverse e costavano tanto, alcune, anche milioni di lire, cosi si pagavano con i bollettini postali o con ricevute dirette.La prima nostra Enciclopedia fu quella dei 15, quindici libri divisi in argomentazioni diverse.Indovinate quale fosse il libro che dall’età di otto anni iniziai a sfogliare e leggere piu’ degli altri? Quello delle fiabe e filastrocche e tra questa quella di Cicirinella era la mia preferita perché diceva: “Cicirinella aveva un podere e tutti i giorni lo andava a vedere” e noi figli degli anni 60, le cose dopo averle lette avevamo la possibilità di vederle, toccarle, viverle. Il podere lo vivevo quando il papa’ di una mia cara amica Loredana Zaccheo ci portava alla strada pontina della 46 a prendere le uova o la domenica andavo al podere di “Peppe” Danieli a pranzo,mi divertivo a saltare da un canale all’altro o a fissare per ore l’acqua pulita del torrente con tanto di pesci e rane.Il mondo che l’uomo dell’Enciclopedia ci aveva presentato da studiare e conoscere trovava da subito una corrispondenza reale per noi cresciuti negli anni in cui le cose avevano un senso, un odore, un sapore,una vita reale.Oggi vedere i figli del duemila che giocano su Tik Tok a diventare dei nazisti xenofobi o delle super “bonazze” calibrate che con un “touch” diventano da uno a mille mi viene da pensare che qualcuno scrisse “uno sara’ 100”, ma era per altre storie e rivoluzioni, questa di storia, non ha né percorso e né decorso storico, solo un tik tok che non ti bussa alla porta da cui un uomo arriva e prima parla e spiega un libro che dopo verrà letto e magari discusso anche con lo zio “intelligentone” di casa e poi, fuori confrontato nella vita sociale, culturale, familiare reale, in pratica quello che scriveva M.Proust :”i genitori insegnano a camminare i libri a volare”. Noi figli del 68 sappiamo volare con la fantasia e in un attimo diventare un pirata,un aviatore o un’ ape, ma questi nostri figli a cui bussaTik Tok, lasciano che il loro cervello venga coinvolto in giochi e sistemi che di didattico, di morale ed etico hanno poco e niente e non si trasformeranno di certo in Don Chisciotte e Sancho Pancho.