Covid 19/ L’angoscia di ricominciare, la rosa e le sue spine
2 Maggio 2020E’ arrivata così, come arriva il vento a primavera, come sbocciano le rose a maggio. Abbiamo passato due mesi chiusi, ma la chiusura fa pure la bolla, fa pure la corazza per non aver paura. Cominciò col terrore, tocca anche a me. Poi è diventata angoscia di spettatore, con Borrelli che dava i numeri neri di morte. Poi il bisogno di uscire, di scappare, di gettarsi come da una scarpata per liberati. Ora?
Ora, mi dicono che apriranno i bar, che debbono aprire i bar. Ma non mancano i bar aperti, mancano gli avventori. Perché ora se vedi l’altro per un attimo, che poi è una eternità, c’è la diffidenza della possibile pestilenza. L’altro è mascherato, le mani sono di lattice e la vita come sarà? Mancano gli avventori dei bar, ma ora la domanda ti angoscia “come sarà?”. Uscii dal mio ufficio per la fine del mio tempo, diligente segnai il tempo, non sapevo che non ci sarei tornato, salutai il mio barista, non immaginavo che il caffè successivo non ci sarebbe stato più così.
Abbiamo vissuto l’addio alla normalità in maniera inconsapevole e oggi, quel ricordo, crea l’angoscia di ricominciare. Mi chiedono, ma cosa farai? Non lo so mica, non ho più neanche idea di essere lo stesso che ero, chiedendomi ma gli altri come guarderanno me, come mi penseranno, come faranno.
Facile dire, ricominciamo quando è il cominciato che non c’è più. Abbiamo seppellito morti e non salutato affetti che conoscevamo, abbiamo contato il dolore invece di sentirlo ciascuno, abbiamo fatto eroi quelli che continuavano la lotta in prima fila e noi eravamo la retrovia che non capiva la guerra.
Vedete sono nato ottimista, se nasci tra gli ultimi ti è facile perché tutto il resto è già pessimo, tranne la tua speranza, ho cercato di contare i nati e non i morti ma… quando scendi di nuovo e la strada è diritta e all’orizzonte si perde, il timore del ricominciare arriva, lo senti nelle ossa e il nemico non è al fronte ma è il cecchino all’imboscata.


