San Lidano/ Lelio Grassucci: “abbiamo già fatte tante brutture, fermiamoci”
6 Maggio 2020Lelio Grassucci è il padre nobile della sinistra riformista lepina, uno cresciuto nel contesto del riscatto sociale nella dignità. Deputato per più legislature per il Partito Comunista, presidente nazionale di Lega coop, presidente di Mediacoop la rappresentanza delle cooperative editoriali italiane. Fu lui chiamato alla ricostruzione del partito democratico setino in momenti difficilissimi. Lelio Grassucci parla pacato, si vede dal tono che dietro ogni parola non c’è il caso, la voglia di stupire, ma c’è il lavoro di capire. Non dice mai quel che vuoi sentirti dire, ma sempre quello che è, ed ha i valori di una sinistra popolare che arriva al metodo democratico per convinzione e ne fa azione.
Che ne pensi della statua di San Lidano al Belvedere?
“Guarda che ho scritto al sindaco ed agli amici di Sezze, ho messo per iscritto la mia opinione e te la mando, l’hanno ricevuta, ma non mi hanno mai risposto”
Rispondere è cortesia
“Ma io non ho problemi a dirti che è una bruttura, abbiamo già distrutto Ferro di Cavallo, che vogliamo continuare… E mi spiego, sono contrario per tre motivi”
Quali?
“Primo, ma è un’opera d’arte? Chi l’ha fatta? Nel ’75, ero consigliere comunale Latina ebbi un contrasto con l’allora sindaco Nino Corona sulla scelte delle opere da mettere in città, gli dissi che se dovevamo sistemare un opera in città dovevamo intercettare il meglio, suggerii l’inglese Henry Spencer Moore. Corona andò a Londra e tornò col progetto della biblioteca James Stirling. Resto di questo avviso, che opera è di chi, perché. Guardate la statua di San Carlo che hanno messi a San Rocco, pure con la gamba storta. Sono cose serie”
Non mi pare che qui non simao davanti ad un’opera di Jo Pomodoro
“Non credo, poi ci sono problemi di vincoli, il belvedere non è uno spazio vuoto. Ha una sua funzione urbana, ha una sua storia. Un conto è mettere la statua di Giordano Bruno a Campo de fiori dove fu bruciato, un altro è scegliere a caso, anzi “ordinare” il posto dove mettere la statua. Tra l’altro, ed è la mia terza considerazione, lì ci sono spazi chiusi dal lato della chiesa dove possono sistemare ciò che vogliono, perché nella piazza di tutti?”
Come se noi volessimo mettere la statua di Marx in piazza san Pietro
“No, davanti al Comune, così si capisce meglio… sono operazioni artificiali, tipo la statua di Giovanni Paolo II in piazza dei ‘500 un orrore, una forzatura. Io non capisco questa deriva che abbiamo già pagato con Ferro di Cavallo, con l’anfiteatro”
Però siamo ad uno stallo politico-amministrativo
“Facciamo un referendum, consultiamo la gente, facciamola scegliere. Vediamo l’opera e il suo tasso estetico. Si decide discutendo, confrontandosi e facendo partecipare le persone. Io la penso così, ti mando la mia lettera, spero sia chiara la mia posizione, e spero mi diano ascolto.
LA LETTERA
Cari amici,
scusate, se ormai quasi esterno, mi permetto, umilmente, di fare alcune considerazioni sulla vicenda della statua di San Lidano e della sua possibile collocazione. Vedo che la discussione sta interessando non solo gli ambienti politici ed istituzionali ma l’intera opinione pubblica con riflessi ripetuti sulla stampa. Scusate, inoltre, se a causa della dovuta concisione, il ragionamento potrà apparire semplificato. A me parrebbe opportuno, prima di ogni cosa, avere un giudizio sulla qualità artistica dell’opera, che non ho avuto occasione di vedere, espresso da persone di specifica competenza, ciò per evitare di ripetere errori compiuti nel recente passato.
In ogni caso la possibile collocazione nella piazza di Santa Maria, di cui si parla, a me pare inopportuna e sbagliata. La realtà del luogo è un insieme organico: dal caseggiato alla piazza, dalle stradine di accesso agli spazi ed ai non colori, dal belvedere alla Cattedrale (mi si consenta di ricordare che la nostra cattedrale è citata nella filiera del gotico quale esempio del gotico originario cistercense – da alcuni chiamato “duro”- caratterizzato da semplicità, essenzialità, povertà ed ascetismo).
Quel luogo è così da secoli e secoli, non ha bisogno di nulla, perché sconvolgerlo?
Ogni volta che ho accompagnato a Sezze uomini di cultura e di spettacolo, rappresentanti istituzionali anche stranieri, Parlamentari, Sindaci di altre città del Paese e di semplici amici, la cosa che hanno più gradito è stato il panorama del belvedere ( dal Circeo alle isole pontine, dall’agro alle propaggini di Nettuno) e la nostra cattedrale.
Perché non trovare collocazioni diverse? Perché non trovare collocazioni ove il monumento aiuterebbe a riqualificare la realtà circostante? Alcuni esempi: la piazzetta di Sant’Andrea ridefinendone l’assetto e la funzione, perché non davanti alla Chiesa di San Bartolomeo cogliendo l’occasione per restaurare la Chiesa medesima, perché non metterla al Centro del piazzale dell’anfiteatro, ove il sabato si svolge il mercato, riqualificando con l’occasione l’intero contesto, a partire dalla sostituzione del muro di cinta con una recinzione in ferro con l’identico disegno di quella di Santa Maria, si aprirebbe così un’altra veduta eccezionale.
Non mi pare disdicevole, d’altra parte a Roma a Campo di Fiori non c’è la statua di Giordano Bruno?
Lelio Grassucci



Condivido tutto il pensiero di Lelio, penso che il luogo per posizionare e onorare il nostro Santo è piazza S. Lorenzo. Essendo zona già recuperata e ristrutturata.