Ho preso il treno, il viaggio marziano senza dixit

Ho preso il treno, il viaggio marziano senza dixit

11 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Arrivo sono le 8, per terra segnali e parole di distanze. Le persone? Rare, sono maschere. La vita, diradata, come un film in bianco e nero a rallentatore. Vedi occhi che sono “soli”, nessuno chiacchiera.

Latina stazione viva è l’arrivo e la partenza di una città che non c’è.  Il capotreno segnala ulteriori distanze, dove potevamo stare in cento siamo 4, quattro monadi. Mi saluta un mio vecchio amico di viaggio, fa il fabbro, a Torricola: due maschere che si parlano di quando eravamo umani… vai al lavoro? Tu sei tornato a lavorare? Si lavora? Poi scappa, dobbiamo star distanti, pare che abbiamo paura di parlare. Prima avremmo scherzato, preso in giro i vecchi compagni di viaggio. Ora si viaggia miseramente soli

Cisterna, c’era ressa ora speri in una vita. Campoverde qui c’erano un mare di maestre, ora non c’è che una signora che non può proprio non andare. Pomezia, non ci sono più gli operai, manco gli avieri che vanno a Pratica di mare. Torricola, scende solo il mio amico.

La voce stridula annunacia: Roma, stazione di Roma Termini, le coincidenze, ma nessuno ci bada. Scendono dove le persone si contavano a mille, un pugno di mosche, banchina del binario libera, poi ti infili tra una colonna di persone immobili che fanno rispettare le distanze, un nastro rosso traccia la via, fai metri e metri in colonna.

Stazione Termini, arrivo treno da Latina, 8.10

Fila per percorso misurazione temperatura

Stazione febbre, il varco è chiuso da un signore che ti prende la temperatura, nessuno parla… non c’è un segno della presenza della possibilità della parola. Roma, la capitale del mondo ora torna ad essere la città dimenticata che era diventata.

 

Nella foto stazione di Latina 8.10